La sindrome di Omero

La sindrome di Omero

“Una leggenda dice che Omero sarebbe morto di dolore per non avere saputo sciogliere un enigma a lui proposto da un pescatore” .
Perché il grande poeta, cantore dell’epopea di Troia, autore dei capolavori della poesia classica, Iliade e Odissea, eccelsa mente dell’arte fino a spingere i critici a considerare che non si sia trattato di un solo poeta, ma di più aedi, che hanno trasmesso a voce i due poemi, è morto di dolore per non aver saputo rispondere ad un banale indovinello? Omero aveva creato personaggi di rilievo para-umano, quasi semidei, come Achille, Ettore e Ulisse, in un clima di saggezza e di avventura che ricordano e investono gli uomini e gli dei. Se in Omero il mito è grande, non può che essere grande anche il senso della vita e della morte; accettare la mediocrità o la banalità è come non fare parte di quella visione del mondo e della vita, ma appartenere più alle cose amorfe che ai significati dell’esistere. Il significato del nome del grande rapsodo, cioè Omero, è “ostaggio”. Ostaggio di chi? Del mito, che per natura non è né dimostrazione né evidenza: la sua unica garanzia sta nella sua forza d’essere.

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