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Parigi Brest Parigi

Dopo un anno di brevetti vari ho realizzato un sogno che avevo in mente da tempo, la Parigi Brest Parigi. Siamo nel 2007 e vi ho partecipato con l’entusiasmo di un bambino in un negozio di caramelle! Non importava il tempo, non importava come , l’importante era parteciparvi, avere l’occasione di poter arrivare in tempo utile, entro le 90 ore, questo nonostante quello che mi/ci è capitato. Ma soprattutto era importante per me vivere questa esperienza, una esperienza unica, di fratellanza con gente incontrata sul percorso, in bici ma anche al di fuori. Una cosa che mi ha toccato veramente è stata la gente lungo il percorso, bambini, famiglie intere, scolaresche che al nostro passare applaudivano e ci incoraggiavano senza soste e questo sotto il diluvio universale! Dopo un anno ho deciso di scrivere la storia di questa esperienza fantastica.

Alle 14 circa di venerdi 24 Agosto 2007 arrivo a St.Quentin en Yvelines – Parigi dove in mezzo a una folla festante, con un tifo degno del vincitore del Tour de France mi sono sentito appagato in tutto. L’appagamento di un’esperienza  di 1250 km in bici.

Prima d’ora non avevo mai fatto un’esperienza cosi!

La fatica e il tempo infame avuto tutti i giorni e notti con freddo, acqua e vento.

Solo al giro di boa a Brest  abbiamo assaporato il tiepido calore del sole!

Ma iniziamo dal principio!

Lunedì 20 partendo dal campeggio di Versailles in maniche corte, un timido sole ci aveva un po illuso visto che avremmo avuto delle giornate variabili, con scrosci frequenti.

Le previsioni del tempo mettevano acqua, almeno fino a venerdi 24!

Ci siamo diretti in quattro verso la partenza, in pantaloncini e maniche corte, avevamo appuntamento con altri quattro amici venuti insieme a noi da casa e che avevano parcheggiato l’auto nei pressi della partenza.

Il breve trasferimento, 10km, ci ha visti allegri e spensierati, ma ansiosi di misurarci.

Arrivati a St. Quentin en Yvelines al gymnase Droits de l’Homme in Guyancourt, abbiamo avuto la sensazione che le previsioni del tempo ci avessero purtroppo azzeccato!

Ogni tanto si vedeva un ciclista tra i tanti che aggiungeva capi al suo abbigliamento leggero e poco a poco ci siamo trovati vestiti di tutto punto!

L’attesa della partenza si faceva sempre più pressante, ci indirizzavano verso la pista di atletica dove prima del via formavano i vari gruppi controllando le luci e timbrando la carta di viaggio.

La partenza veniva data dopo lo scoppio di un petardo e in mezzo ad una folla festante.

Dopo i primi sarebbe toccato a noi, intanto iniziava a piovere!

Questa tranquillità alla partenza non me l’aspettavo e pensavo a cosa mi fossi dimenticato.

Succede sempre cosi, sei tranquillo ( e lo ero fin troppo! ) ma sotto-sotto pensi a un mare di cose e succede che scordi qualcosa che al momento dai per scontato avere, ma poi diventa indispensabile quando t’accorgi di essertelo scordato e difatti………

Tutto d’un tratto penso di mangiare prima di partire visto che siamo in …griglia e diavolo! ho con me solo poche cose!! due panetti, dei biscotti e due barrette! … e tutte le cose che avevo preparato?

Sono le 22 e fino al primo controllo posto a 220km con tutta la notte davanti a pedalare almeno fino a mattina inoltrata non se ne parla di mangiare e bere!

Beh……. per strada troverò senz’altro qualcosa!

Ore 22.10 lo scoppio del petardo ci avvisa che …..possiamo iniziare a pedalare!

Pioggia, luci riflesse sul fondo stradale viscido e gente ai bordi delle strade mi fanno venire i brividi, pedalo e neppure un’ora dopo i miei compagni decidono di fermarsi per uno stop fisiologico il quale deciderà la formazione futura di noi otto amici.

Si riparte e i primi hanno un po fretta di re-incolonnarsi nei gruppi prestabiliti alla partenza e scortati dalla gendarmeria, mentre io come al solito cerco di fare il collante tra i primi e l’ultimo.

Un via vai di randonneur mi passa veloce, mi accorgo che solo uno dei nostri aspetta l’ultimo insieme a me, va bene, non si fa cosi ma ci sta e visto che la PBP è appena iniziata aspettiamo pure. Il problema è che quando vai piano, aspettando il ritardatario ti distrai e non vedendo un taglio sulla strada, l’ho preso in pieno, forando il copertone dietro, colpa anche di non averlo gonfiato a forse dovere!

Il fatto di fermarmi a cambiare la camera d’aria ci ha riunito almeno in tre.

La notte si prefigurava in miglioramento ma poco dopo mi avrebbe smentito in modo drastico, giù acqua a secchiate e vento, solo all’alba in prossimità del primo controllo si sarebbe placata!

Con sorpresa giunti al 220esimo km a Villaines-La-Juhel troviamo gli altri cinque, anzi quattro, perché tutti aspettavano il quinto che aveva pensato bene di andare a farsi una doccia.

Timbriamo e noi tre subito ripartiamo, in giornata ci avrebbero ripreso visto che avevano un passo più veloce e pensavano di finire in 70 ore, noi intanto cerchiamo di essere regolari.

In sette avremmo avuto senz’altro dei problemi visto che eravamo tutti diversi nell’interpretare la corsa e perciò sarebbe stato intelligente fare due gruppi ma nessuno parlava e nemmeno si prendevano decisioni utili in merito, ogni tanto visto le sparate di uno di noi, rimanevo indietro ma recuperavo sempre, avevo suggerito d’andare via in tre lasciando io e un altro da soli ma Lorenzo il “veterano” non voleva lasciare indietro nessuno e cosi s’era innescata un serie di combinazioni incredibili le quali ci avrebbero portati a perdere un sacco di tempo!

Timbriamo a Fougères e via.

Siamo al 310° km , ne abbiamo perso uno molto forte e ci stiamo approntando a perderne altri!

Il problema è sempre quello delle sparate, continuando regolari si sarebbe raggiunto il controllo di Tinténiac al 365esimo km dove ci sarebbe rimasto 85 km per Loudéac e il meritato riposo!

Ne perdiamo un altro e quasi mi perdo anch’io, in tre erano rimasti indietro per aiutare.

Torno indietro e perdo una buona mezz’ora!

Non voglio fare una corsa, questo l’avevo sempre fatto trasparire, il problema era che non volevo far perdere del tempo a chi aveva proclamato sfaceli.

Intanto il passo regolare paga sempre!

Mi stanco poco e non ho problemi di sonno, l’adrenalina ed il mio passo regolare mi aiuta a recuperare e tra poco tornerà il problema dell’amico che si “perde” mentalmente.

Non ce la fa proprio con la testa, o va forte oppure è morto!

Mancano poco più di venti km al controllo di Loudéac quando addormentandosi cade rovinosamente. Dopo averlo aiutato a sistemare la bici e le sue ammaccature, medicato e un po più sveglio ripartiamo. Cerchiamo di accompagnarlo almeno fino al controllo ma non ce la fa e dobbiamo fare una sosta. Ripartiamo dopo un suo pisolino quando lo riperdiamo, è andato avanti!

Appena lo rivediamo uno di noi pensa di fermarsi per vedere se ha bisogno ( stava cambiando le batterie ) e cade! Si rialza e sviene in piena crisi nervosa!

Siamo vicino ad un punto bancomat, coperto e riparato, due su quattro accusano problemi vari e perciò decidiamo di fare una sosta per rimetterli in sesto, un po di riposo non può fare che bene.

Quando ripartiamo mancano circa 10km e credo sia opportuno al prossimo controllo fare una visita in infermeria con i due ammaccati, siamo stanchi e affamati, bagnati ed infreddoliti, poi sarà necessario dormire un po e qui qualcuno chiede di fermarsi almeno fino alle 06.00.

Arriviamo finalmente a Loudèac al 450° km all’una di notte, li accompagno in infermeria dove li medicano e alla domanda fatidica se volevano riprendere la corsa dicono di si ( speravo che uno dicesse di no! )

Medicati, saziati e dopo aver dormito fine alle sei di mattina ci apprestiamo a ripartire quando non troviamo un nostro amico che gl’inservienti non hanno svegliato.

In totale dalla sera precedente alle 20 con solo venti km dal controllo siamo ripartiti alle 7 di mattina! Speriamo non succeda più nessun incidente, altrimenti finirà anzitempo la nostra avventura.

Ora iniziamo a controllare il tempo di percorrenza che c’è tra un controllo e l’altro ed il tempo che ci rimane per rimanere entro il tempo utile.

Durante la breve colazione dico che ognuno di noi non ha più tempo da perdere e ha il diritto di provarci per rimanere in corsa, pena l’abbandono causa fuori tempo massimo!

Partiamo a coppie e più o meno facciamo la nostra corsa.

Ogni tanto ci rivedremo in seguito ma è chiaro che non avremmo potuto continuare come il giorno precedente!

Io e il mio compagno d’avventura facciamo una corsa contro il tempo per timbrare al controllo di Carhaix-Plouguer e ci ripromettiamo di non doverci più trovare nella stessa situazione!

Siamo all’ultimo pezzo di strada per Brest dove abbiamo il giro di boa!

La campagna dopo Carhaix è fantastica, andiamo verso il parco naturale dell’Armorique.

Non c’è un pezzo di strada pari ma ne vale immensamente la pena!

Pedaliamo in una vallata verde tra due colline, con un ruscello a destra che ci accompagna e incrociamo pochissime auto.

Devo dire che durante tutto il lungo percorso della Parigi Brest Parigi di automobili ne abbiamo trovate poche e quelle poche sono state gentilissime.

Ti danno sempre la precedenza, non ti suonano e soprattutto ci tengono in considerazione come si fa con gli ospiti di riguardo!

E’ una sensazione molto strana, tra l’altro i paesi e le strade sono perfettamente pulite, niente è fuori posto ma di fontane nemmeno l’ombra.

Finito il parco regionale dell’Armorique siamo di nuovo sulle còte, salite e discese lunghissime ci portano in vista di un ripetitore vicino Brest dove iniziamo a intravedere il sole, naturalmente c’è vento ma ne vale la pena e approfittiamo di un paese graziosissimo come Sizun dove facciamo spesa, mangiamo, facciamo respirare i piedi mettendoci le ciabatte e asciughiamo i vestiti appendendoli alla bici nel raggiungere Btres dopo 615km.

Ogni paese in Francia ( come in toscana ) è sopra ad un rilievo, pochi o no sono metri che vanno ad aggiungersi ad un dislivello che alla fine sarà sui 11.000mt. ed infatti il controllo l’hanno posizionato nel punto più alto della città.

Ripartiamo dopo un’ora e ci apprestiamo ad entrare a Brest, attraversiamo il magnifico ponte Albert Louppe dove sospesi in vista dell’oceano atlantico viviamo un momento magico condito con un fortissimo vento contrario.

Brest sembra Los Angeles, non so se potrei viverci, posto stupendo si, ma sempre in pendenza!

Al controllo veniamo chiamati dai nostri amici che ci avevano anticipato.

Due chiacchiere e pensiamo di rimetterci in bici dopo neppure un’ora.

Sono le 17 di mercoledì, stesse coppie e via sulla strada del ritorno.

Ogni tanto incontriamo anche l’Angela che ritiratosi Stefano per problemi al ginocchio desidera stare da sola.

A questo proposito devo confessare che anch’io avevo avuto il desiderio di rimanere da solo.

Con il mio compagno non avevo problemi e tra l’altro facciamo cosi tanti giri insieme che non ne avevo motivo, ma ogni tanto penso che sarebbe stata una esperienza davvero importante!

Abbiamo un altro compagno d’avventura, non ricordo il suo nome ma facciamo parecchia strada insieme, è un ligure, simpatico, ci tiene a stare con noi due e non abbiamo motivo di lasciarlo.

Il tempo è buono, non piove e ci avviamo verso la terza notte.

Prossima tappa Carhaix-Plouguer, sono 82,5 km con continui sali-scendi lunghissimi dove mi diverto molto a pedalare specie in fuori sella in salita e nelle lunghe discese.

Il nostro amico rimane buono-buono a ruota, il mio compagno gli tiene compagnia parlando e lasciandomi rilassare in silenzio.

Arriviamo al controllo che è quasi buio e ci ripromettiamo di ritrovarci per la partenza dopo aver  mangiato e riposato un’ora, senza sapere che non sarebbe stato possibile.

Prima di partire faccio un lungo giro sul posto senza ritrovare l’amico ligure e mentre me ne faccio una ragione trovo subito un sostituto, Giorgino di Alzano Lombardo il quale ci chiede se può aggregarsi. Partiamo e ho una sensazione che possa essere una nottata veramente difficile e piena d’imprevisti. Giorgino ha delle difficoltà a starci vicino e dobbiamo sempre tenerlo sotto controllo.

Ha scelto di fare la PBP in 84h, scelta che si rivelerà ardua visto le condizioni meteorologiche.

Ritorna a piovere!

Proseguiamo e sotto la tipica pioggia fitta-fitta e sottile ci accorgiamo che abbiamo uno stuolo di ciclisti al seguito. Non ci fermiamo subito ma appena inizia a piovere più forte decidiamo di prepararci per la pedalata notturna e molto bagnata.

Davanti io e il mio compagno, subito dietro abbiamo un sacco di gente che non vuole prendere iniziative ma non ci riguarda, facciamo il passo e veramente non si vede niente!

Sono strade secondarie, immerse nel buio, condite di pioggia e vento, su sali-scendi in mezzo a piccole borgate dove senza illuminazione passiamo in mezzo a boschi e foreste, ogni tanto si presenta una salita degna di questo nome ma non lunga. In discesa si deve fare molta attenzione perché la strada è viscida e al buio si vede solamente il riflesso delle nostre lampade sull’asfalto. Ricordo ancora un paesino con un tendone montato a fianco della strada principale dove continuamente usciva un profumo di salsiccia e vino, ci fermiamo per vedere se Giorgino ci raggiunge ma inutilmente, ripartiamo, lo ritroveremo solo a Parigi.

Sono di poco passate le 4 e 30 quando arriviamo al controllo di Loudèac, è stato un trasferimento molto impegnativo! Timbriamo e cerchiamo un posto per mangiare.

Penso di fare una specie di maxi colazione per ripartire al massimo nell’arco di un’ora.

Mi metto in fila e chiedo al mio amico se vuole anche lui un paio di croissant caldi con caffè d’orzo bollente ma dice di no, più tardi lo vedrò arrivare con un piatto di salsiccia in mezzo ad una montagna di purea! La sosta a “quel” paesino in attesa di Giorgino ha sortito un buon appetito? Evidentemente si.

Mangiamo, dormiamo un’oretta e via!

Prima di partire faccio una capatina a bagnare d’olio la catena della bici perché con tutta sta pioggia non ne vuole sapere di “cambiare”.

Partiamo sotto l’acqua ( non è più una novità! ) e ci accodiamo a un gruppo che si andrà a formare sempre più numeroso quando arriva un messaggio dalla Sonia che ci chiede com’è andata a Parigi! Siamo fiduciosi ma non prevediamo il futuro, siamo certi che comunque vada sarà un successo! Il trasferimento verso Tinténiac è di 85km, la strada non è molto impegnativa e ci “prendiamo” un momento di relax accodandoci al folto gruppo.

Ci fermiamo per svestirci quando….. non ci posso credere! Lorenzo e l’Angela!

Li facevamo più avanti ma non avevamo tenuto conto che stanchi si erano fermati a dormire a Loudèac. E’ una bella sorpresa, ora siamo in quattro a pedalare insieme in terra di Francia.

In mezzo al folto gruppo filiamo veloci, sono cosi veloce che perdo gli amici, mi fermo e li aspetto!

Arriviamo a Tinténiac, timbriamo e ripartiamo, il prossimo controllo è Fougères, lasciamo i nostri amici e torniamo a formare due coppie!

Non si poteva andare avanti in quattro? Evidentemente non tutti la pensano come me e mi adeguo!

Il prossimo controllo è Villaines la Juhel, mancano 88,5 km e saremo a quota 1000!

Non nego che ormai conto i chilometri che mancano alla meta e arrivare a Villaines la Juhel sotto un acquazzone e con la strada perennemente in salita mi fa desiderare una doccia calda ed un letto ma debbo fare un ultimo sforzo!

Dopo mangiato e un meritato riposo di un’ora e mezza siamo pronti a ripartire bagnati e di notte direzione Mortagne-au-Perche.

Sono in crisi?

Alla rastrelliera mi accingo al cambio delle pile delle luci davanti e sono tranquillo, non piove più e questo mi rende felice.

La nebbia, i vestiti indossati male o la stanchezza ( il mio compagno ha dormito io non ne sono stato capace ) mi rendono poco a poco scostante.

Dapprima ho freddo, pedalando ci accorgiamo che la notte è tiepida e umida ed inizio a sudare, cosi decidiamo di fermarci a svestirci.

Peccato che sia notte perché la strada dov’essere molto bella su quei crinali.

Raggiunta la pianura imbocchiamo un lungo rettilineo dove io non trovo pace, anzi più vado avanti e più divento scostante, abbiamo iniziato l’ultima notte in bici e desidero la fine dell’avventura.

Mi accorgo di questo stato d’insofferenza quando ad un passaggio a livello perdo tempo nel sistemarmi meglio con i vestiti, i guanti e la bandana.

Capisco che ora tocchi a Lui portare pazienza, non sarebbe un’amico sennò!

Faccio uno sforzo e ripartiamo, la notte è asciutta ma molto umida.

L’umidità causa una sensazione di calore mentre si pedala e la strada aiuta visto che siamo sempre in mezzo al verde, macchine non ne passano mai e al riguardo penso ad una frase letta non so più dove sulla PBP; i bretoni in questi giorni lasciano tutti a casa la macchina. E’ vero! Fantastiche persone.

La corsa più lunga d’Europa e più vecchia di ogni altra manifestazione Tour de France compreso ha un pubblico fantastico. Nonostante il tempo, durante i 615 chilometri e altrettanti al ritorno su altre strade la gente si è sempre dimostrata all’altezza della sua fama.

Questi pensieri mi accompagnano mentre continua la crisi.

I vestiti ora vanno bene ma inizio a vedere gente che dorme da tutte le parti.

Nei fossi, a fianco della strada, su panchine in piccoli centri e nei giardinetti o in mezzo alle aiuole.

Il mio compagno d’avventura cerca di tenermi sveglio, credo che non si sia accorto che sono in crisi di sonno, forse pensa che sono stanco di pedalare, almeno è quello che penso io.

Mi fermo con la scusa di “fare un goccio d’acqua” e poi mi metto a mangiucchiare qualcosa, questo mi serve per rimanere sveglio.

Appena ripartiti Lui pensa di far vedere ad un’americana bionda che ne ha di più, almeno resta zitta un po’, non stava zitta da almeno un’ora!

In un modo o nell’altro arriviamo dopo 81,5km a Mortagne-au-Perche sotto un forte acquazzone tanto che lasciamo le bici sotto una specie di grondaia che sgocciola imperterrita. Non ne vogliamo più, è stato un problema trovare le frecce per il controllo e questo mi fa pensare che siamo stanchi.

Sono le 03.30, abbiamo ancora 145 chilometri e 13 ore per rimanere entro il tempo massimo di 90 ore, non dovremmo avere problemi oltre al male alle ginocchia tutti e due ed io al collo perchè non riesco più a tenere su la testa.

Facciamo il punto della situazione mentre timbriamo e decidiamo di ripartire alle 06,00 massimo.

Mangio qualcosa di leggero e caldo e voglio assolutamente dormire!

Lui mette la sveglia alle 05.30 e ognuno fa quello che ritiene giusto.

Mangio, dormo e quando apro gli occhi non lo vedo più, accendo il cellulare e PORCA MISERIA! Sono le 06.30!!

Dov’è andato il mio compagno?

Faccio un giro veloce, è tardissimo e non voglio giocarmi la possibilità d’arrivare in ritardo perché mi sono addormentato.

Mi vengono in mente i racconti di certi personaggi che addormentati sfiniti non si sono svegliati che dopo il tempo massimo!

Intanto faccio un giro un po dappertutto e niente, non lo vedo!

Allora non mi resta che andare alle bici, sarà senz’altro li.

Vado fuori mentre fa giorno, mi porto sotto la grondaia dove avevamo parcheggiato i mezzi e non c’è più la sua bici!

Dov’è andato?

Cosa gli è passato per la testa?

Mi ha abbandonato mentre dormivo ho pensato e magari avrà pure perso un po di tempo per svegliarmi ma io non ne ho voluto sapere, cosi ha pensato d’andare e lasciarmi li!

Mi vesto tutto trafelato e parto.

Il sonno mi ha fatto bene, tanto che non ho più male al collo e le gambe girano benissimo.

Al penultimo controllo di Dreux mancano quasi 74km e poi “solo” 66km per Saint-Quentin-en-Yvelines, dai che ce la posso fare!

Pedalo sostenuto dalla convinzione che se non trovo intoppi o problemi vari riuscirò ad arrivare entro le 90 ore prefissate sin dall’inizio di questa meravigliosa avventura.

Ogni tanto cerco di chiamare il mio compagno al telefono ma niente, impossibile!

Arrivo al paese prima di Dreux, circa 20km prima e devo assolutamente fare una sosta tecnica, il mangiare squisito di qualche ora prima faceva veramente beh…. lasciamo perdere.

Riparto e suona il telefono, è Lui che mi chiede dove sono finito, come dove sono io, dove sei tu piuttosto? perché non mi hai svegliato come prestabilito e soprattutto perché non mi hai aspettato?

Dubbi atroci mi passano nella mente quando mi viene da sdrammatizzare sull’accaduto e tagliare corto dicendo che ci saremmo ritrovati al prossimo controllo.

Intanto i muscoli del collo ritornano a farmi male, non riescono a tenermi su la testa e mentre pedalo cerco non senza difficoltà di legare la camera d’aria ( quella forata dopo poche ore dalla partenza ) alla fronte da una parte e l’altra facendogli fare il giro dietro la schiena per ancorarla sotto la sella.

Arrivo al controllo e del mio compagno non vedo nemmeno l’ombra.

Intanto che l’aspetto vado in infermeria per vedere se hanno un rimedio per il male al collo quando lo vedo, barba lunga ( io non ero da meno! ) e stralunato forse più nel cercare le parole giuste per parlarmi.

Questa la sua spiegazione: non volendo dormire ( nel penultimo controllo io ero stato sveglio mentre Lui aveva dormito ) e avendo parecchie cose da sistemare aveva portato la bici da un’altra parte per lavorarci meglio. Chiaro che io non vedendolo dentro e nemmeno fuori dove avevamo lasciato le bici avevo pensato a tutt’altro!

In infermeria mi hanno messo un rotolo di giornale attorno al collo coperto da un garza e chiuso all’estremità con del nastro, facendo una specie di collare.

Non riuscendo a tenere quella postura per pedalare me ne sono liberato appena pochi chilometri dalla partenza di Dreux per Saint-Quentin-en-Yvelines.

Mancano solo 66km, sono sfinito con il collo penzolante ma tengo duro!

Cerco di tenere posizione in tutti i modi ma la migliore è quella di mettermi una mano sotto il mento e alleggerire il muscolo del collo nel suo lavoro naturale.

L’ultimo tratto deve essere molto bello fatto con il sole e sani di fisico.

Nonostante i problemi realizziamo i passaggi nella campagna circostante Parigi.

Boschi, paesini e d’un tratto una foresta stupenda.

Siamo nella Foret Des Quatre Piliers, a sud di Parigi e come le altre foreste passate mi lascia qualcosa dentro, un ricordo di giovialità, gente in bici che la girava e natura su natura riguardosamente tenuta.

Sono però 66 km con quasi 1000mt di dislivello ( senza monti ) e sono alla frutta come si suol dire.

Sono a ruota tanto che non vedo altro che il battistrada del mio compagno che sta davanti e nonostante tutto arriviamo nella prima periferia di questa grande metropoli che è Parigi.

La strada scelta è irta di molte impennate degne della migliore Toscana con la quale abbiamo fatto diversi brevetti e il raduno della Nazionale Randonneur dove ci hanno consegnato la divisa con la quale stiamo rappresentando l’Italia.

E’ un caso oppure no, sta di fatto che abbiamo la maglia della nazionale con sopra l’impermeabile visto che la pioggia va e viene quando arriviamo insieme ad un gruppetto di francesi al Gymnase des droits de l’homme.

Emozione ( ne ho ancora adesso che scrivo ) saluti, sorrisi e complimenti non si contano, ma il più bel complimento ce lo facciamo noi congratulandoci a vicenda.

Abbiamo fatto una cosa immensa per noi che fino all’anno prima facevamo non più di 200km alla volta e non tanto spesso!

Il ricordo di queste 88 ore passate in giro nella Francia del brevetto più antico e affascinante del mondo sono certo che mi accompagnerà per molti anni ancora.

Fino alla prossima avventura.

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