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Il viaggio in bici

Ho l’abitudine di svegliarmi abbastanza presto quando viaggio in bicicletta, ma stamattina qualcuno mi precede, e, come primissima, cosa, si accosta alla finestra della stanzetta, apre la tendina e guarda verso il cielo. Mi è bastato questo gesto per capire al volo che si trattava dell’altro cicloviaggiatore.
E sì, chi viaggia in bicicletta, soprattutto in paesi con il tempo non proprio sempre mite e stabile, è legato a filo doppio, quasi dipendente, dal tempo. Ma non che questo sia un limite: la pioggia quasi mai riesce a fermare un viaggiatore sui pedali, né gli toglie lo spirito che lo spinge a scegliere questo modo sicuramente insolito di trascorrere le vacanze. Semplicemente, il tempo è, per chi viaggia in bici, il fattore determinante per stabilire come sarà la giornata che comincia, sempre ed immancabilmente, con quel gesto di guardare fuori dalla finestra appena svegli: come ci si dovrà vestire, che tipo di percorso bisognerà scegliere, con che umore si partirà, come sarà la luce nelle fotografie che si scatteranno’ insomma, dal responso di quel brevissimo esame, di quella veloce occhiata buttata lì con un occhio ancora chiuso per il sonno, dipenderà l’impostazione dell’intera giornata che ci si avvia a trascorrere sui pedali.
Nessun altro viaggiatore è così fortemente legato al tempo. Il fatto è che chi viaggia in bicicletta viaggia completamente immerso nello spazio che lo circonda. Non è solo questione di viaggiare lentamente, o di viaggiare con emissioni inquinanti pari a zero: è soprattutto il fatto di essere totalmente liberi da qualunque cosa che ci isoli fisicamente dall’ambiente che attraversiamo, come l’automobile o l’autobus, ma anche un casco da motociclista, a fare la differenza. In bicicletta non si viaggia da A a B: si viaggia sulla strada che collega A a B, e la strada stessa è l’oggetto della nostra esplorazione. Chi viaggia in bici non vede solo il posto da cui parte e quello in cui arriva, e non ha sempre bisogno di fermarsi per poter finalmente osservare qualcosa con più calma: vede e vive semplicemente ogni centimetro della strada che percorre, e si sente in completa fusione e armonia con tutto ciò che lo circonda. A cominciare dall’aria: nessun altro modo di viaggiare permette di sentire il profumo, l’umidità, la secchezza, la leggerezza dell’aria così come la bicicletta.
È per questo che il viaggio in bici comincia sempre guardando fuori dalla finestra appena alzati: si scruta l’elemento in cui saremo immersi per l’intera giornata per conoscerne in anticipo la forma nella quale ci si presenterà.

Dopo la colazione, sempre abbondante, mai eccessiva, si parte. Ma solo dopo aver compiuto quell’operazione fatta di gesti ogni giorno sempre più automatici e rituali che è il fare le borse da viaggio. Lo scorrere del tempo nel viaggio in bicicletta è scandito da due aspetti tra loto complementari ma contrastanti: l’aumentato ‘feeling’ con le proprie borse, quando si arriva a conoscere ogni minima piega che le magliette dovranno avere per essere sistemate al meglio nel ristretto spazio che le borse da bici mettono a disposizione, e l’aumentata difficoltà nel far entrare tutto nelle stesse, dopo che il nostro bagaglio sarà immancabilmente aumentato di volume per via degli irrinunciabili piccoli acquisti (regali, souvenir o generi alimentari poco importa) che avremo fatto durante le precedenti tappe del viaggio.
Ma, anche in questa operazione, il cicloviaggiatore si distingue dagli altri viaggiatori che incontra negli ostelli negli alberghi, nei bed and breakfast: per chi viaggia in bici il bagaglio non è solo la propria casa semovente, ma è, insieme, il suo peggior nemico e il suo migliore conforto. Mentre le borse si riempiono via via e prendono la loro forma definitiva, sappiamo che saranno le nostre gambe a portarle in giro per decine e decine di km., sappiamo che saranno loro a renderci ancora più dure le salite che incontreremo, sappiamo che saranno loro a frenare i nostri entusiasmi e i nostri tentativi di ‘volare’ nei tratti di pianura che maggiormente ci inviteranno a farlo, e sappiamo anche che saranno loro, le nostre borse da viaggio, a rendere le discese ancora più pericolose e ad aumentare a dismisura il consumo dei tacchetti dei nostri freni.
Ma sappiamo anche che in quelle borse così piccole c’è tutto quello di cui avremo bisogno in ogni momento del nostro viaggio: la nostra officina meccanica è lì pronta ad assisterci in caso di bisogno, i nostri vestiti del dopo-pedalata sono lì dentro pronti per essere indossati dopo che la doccia ci avrà lavato via di dosso la stanchezza accumulata durante la giornata, i nostri abiti ‘tecnici’ impermeabili sono lì dentro pronti nel momento in cui un’acquazzone ci sorprenderà.
Le borse del ciclista sono un bagaglio completamente diverso da quello di qualunque altro viaggiatore: non solo lontano anni luce dagli ingombranti bagagli di chi si sposta in macchina nell’illusione di viaggiare, ma diverso anche dal bagaglio del motociclista (forse anch’esso compatto, ma senza alcun problema di peso), e anche molto diverso da quello del saccoappelista e dell’escursionista a piedi: il primo userà il suo zaino solo per gli inevitabili spostamenti tra le varie stazioni di treni e di bus e gli ostelli, non come un fedele e costante compagno di viaggio; il secondo si sposterà prevalentemente in macchina da un inizio di sentiero all’altro, percorrendo le strade di montagna con un bagaglio molto più ridotto che gli sarà utile solo in quelle poche ore. Solo il cicloviaggiatore ha sempre tutto con sé e trasporta con le sue sole forze sempre tutto con sé.
Tutto dentro due piccole borse appese al portapacchi della bicicletta. È per questo che quel rituale del fare le borse la mattina prima di ripartire assume un significato così profondo e così piacevole.

Si parte. Non importa se si percorreranno 30 km. in pianura o 100 km. con continue salite, non importa se si è dei principianti o dei ciclisti sportivi alleatissimi, non importa se si terrà una media di 10 km/h o di 30 km/h: il risultato sarà lo stesso, si vivrà come nessun altro la strada che percorreremo. Con qualunque tempo, da soli o in compagnia, in Scozia o in Marocco, noi che viaggiamo pedalando ci muoveremo davvero nel paesaggio che attraverseremo, non lo ammireremo solamente, ma lo vivremo in pieno.
Cartina alla mano, il cicloviaggiatore non segue distrattamente autostrade o strade a scorrimento veloce, non gli interessa arrivare subito alla sua meta, perché la sua meta è la strada. Il cicloviaggiatore usa cartine a scala molto ridotta, cerca le strade che gli automobilisti evitano, sa riconoscere dalla cartina come sarà una strada, sa vedere salite, discese, pianure anche solo guardando la sua mappa’ la cartina geografica è un altro degli inseparabili strumenti del cicloviaggiatore; per qualcuno diventa quasi un feticcio, un ‘mondo in miniatura’ da studiare preventivamente per poi poterlo assaporare dal vero.
Il cicloviaggio spesso comincia molto prima del primo giorno di pedalata, proprio sulla cartina stradale. Immaginare un itinerario, valutarne la difficoltà e la lunghezza, capire come collegare la varie tappe, come spostarsi per arrivare al punto di partenza e tornare dal luogo d’arrivo dell’ultima tappa, come toccare le località più interessanti senza allungare a dismisura i chilometraggi giornalieri’ e poi, sul campo, modificare inevitabilmente tutte le previsioni per una strada interrotta, una salita più impegnativa del previsto, una stradina che nel frattempo è diventata una stradona trafficatissima, una strada sulla carta insignificante che viene dai locali indicata come bellissima, o un imprevisto calo di forma che consiglia di accorciare una tappa in una giornata-no’
Chi viaggia in bici guarda la sua cartina decine di volte al giorno, vuole costantemente rendersi conto di dove si trova, confrontare quello che vede con le indicazioni della geografia del posto che la mappa gli fornisce. Molto diverso dal guardare distrattamente la linea dell’autostrada indicata sulla Grande Mappa Generale scala 1:1500000 e seguire senza rendersi conto di nulla i cartelli stradali che indicano la località d’arrivo, per poi ripartire allo stesso modo.
Ecco una delle cose che aumenta il volume delle borse del cicloviaggiatore durante il percorso: le cartine dettagliatissime comprate sul posto. Spesso non serviranno durante lo stesso viaggio, ma saranno un oggetto di collezione, una specie di ‘fotografia’ dei posti attraversati in bicicletta, da consultare e riguardare a distanza di mesi insieme alle diapositive del viaggio. Un po’ come portarsi a casa una riproduzione in piccolo della geografia dei luoghi esplorati.
È per questo che anche il rituale di fermarsi a consultare la cartina è uno dei gesti che più rimangono dentro dopo un viaggio in bicicletta’

Siamo arrivati. Abbiamo trovato da dormire per la notte, cosa non sempre immediata (del resto, viaggiare in bici rendere difficile pianificare troppo precisamente le tappe e prenotare tutto dal principio). Ci siamo fatti la doccia così a lungo agognata, specie se ha piovuto e se abbiamo preso particolarmente freddo. Ci rivestiamo come le sere precedenti, scegliendo tra i pochi abiti che ci siamo portati per il dopo pedalata, rigorosamente diversi da quelli utilizzati in bicicletta. Il bagaglio del cicloviaggiatore contiene abiti necessariamente leggeri e poco ingombranti, anche se fa freddo: banditi i pesantissimi jeans, i voluminosi maglioni di lana, spesso ci si ritrova in pantaloni di tela, maglietta e giacchino della tuta.
Finalmente ci mettiamo addosso una maglietta asciutta. Prendiamo la cartina, la guida, il diario di viaggio. È l’ora di uscire, farsi un giro nel paese meta della nostra tappa, di solito molto piccolo (il cicloviaggiatore non ama le città e i posti troppo affollati).
Cerchiamo un posto dove mangiare e bere qualcosa, possibilmente caldo e accogliente. La prima sorsata di birra è uno dei ‘premi’ a cui spesso pensiamo durante la pedalata, così come la cena che seguirà subito dopo. Chi viaggia in bici spesso durante il giorno si alimenta con quello che capita, difficilmente si ferma a pranzare, spesso non trova nemmeno un posto dove poterlo fare, e comunque tende a mangiare molto la mattina e a tenersi leggero durante il giorno. È alla sera che finalmente può godersi un altro dei momenti rituali che caratterizzano il suo viaggio: trovarsi ogni sera in un posto diverso e provare ogni sera qualcosa di diverso, magari seguendo con interesse e curiosità la variazioni di quello che mangia man mano che il suo percorso si sposta in regioni diverse.
Una cena dopo una giornata passata sui pedali durante un viaggio in bici è un momento particolare, unico, in cui non ci si rifocilla solamente, ma si studia il percorso del giorno dopo, si legge qualcosa sulle guide turistiche, si scrive il resoconto della giornata sul diario di viaggio, pratica che non a caso è molto frequente tra chi viaggia in bicicletta. Ed è anche il momento in cui ci si rilassa, ci si trova faccia a faccia (e non più fianco a fianco) con i propri compagni di viaggio. E si mangia sempre volentieri, con gusto, sapendo di farlo in modo sempre giusto ed equilibrato, provando anche un po’ di soddisfazione per sentirsi sempre più in forma man mano che si va avanti, spesso tornando dal viaggio addirittura con qualche chilo di meno (cosa impensabile per i turisti motorizzati).
E, dopo la terza o la quarta pinta di birra, si va a dormire chiudendo finalmente gli occhi su quella che, comunque sia andata, sarà stata un’altra memorabile giornata di un indimenticabile viaggio sui pedali. Aspettando di poter riaprire gli occhi qualche ora dopo, per scrutare ancora una volta dalla finestra il cielo appena scesi dal letto.

Una risposta su “Il viaggio in bici”

É stato un vero piacere leggere la giornata tipo di un viaggiatore. Il risveglio, il rapido sguardo al cielo per controllare il meto, il bagaglio importante ma leggero.
Mi sono rivisto in questa descrizione e mi sono sentito come se stessi nuovamente ripercorrendo il mio viaggio

IN BICICLETTA DALL’ITALIA A CAPO NORD

Ti ringrazio per le emozioni regalate.
Ancora complimenti.
Riccardo

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