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L’uomo che girava il mondo in bici, ucciso da un pirata

Ian Hibell, 74 anni, una vita a pedalare
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Pedalava da quarant’anni, in barba all’età, ai pericoli e alla fatica. Ian Hibell, 74 anni, originario di Brixham nel Devonshire, sud-ovest dell’Inghilterra, era sopravvissuto a incontri ravvicinati con leoni ed elefanti. Ma non ce l’ha fatta a battere le insidie delle strade greche – ed è stato ucciso da un automobilista mentre da Atene si recava a Salonicco, sempre in sella alla sua bicicletta.

Il pirata della strada – che sembra stesse ingaggiando nel momento dello scontro fatale una gara con un’altra vettura – è stato arrestato nonostante avesse abbandonato la scena dell’incidente in tutta fretta. E’ stato ritrovato due giorni dopo, e accusato di aver causato la morte di un uomo con la sua guida pericolosa. Se ne va così una figura mitica del ciclismo d’avventura, capace di battere moltissimi record e di raggiungere in sella alla sua bicicletta gli angoli più sperduti del pianeta. Si calcola, infatti, che in quarant’anni Hibell abbia percorso oltre 320.000 chilometri, otto volte la circonferenza dell’equatore, con una media di oltre 9.600 chilometri all’anno.

Eppure l’idea di andarsene a zonzo in bici gli venne quasi per caso. Era il 1963 e Ian chiese al suo datore di lavoro un’aspettativa di due anni. E invece pedalò per ben due lustri, diventando il primo ciclista della storia a percorrere in solitaria – tra i vari viaggi – la tratta Alaska-Capo Horn. Le avventure narrate nel suo libro «Into the Remote Places» ispirarono generazioni di esploratori-fai-da-te che inforcarono la bici alla volta dell’ignoto.

Ian Hibell, infatti, era allergico alle strade battute dai comuni mortali: dall’alto del suo sellino riuscì a domare intere paludi di mangrovie; diverse catene montuose; il deserto del Sahara. Il pericolo, si può ben dire, era, se non il suo mestiere, la sua passione. Bande di briganti gli spararono addosso, la sua tenda una volta venne divorata da voraci insetti tropicali, i leoni gli gironzolarono intorno indecisi sul da farsi e gli elefanti gli corsero dietro per un bel tratto di savana.

Ma tra tanti rischi ha avuto anche molte soddisfazioni. Non capita tutti i giorni di essere accolti con tutti gli onori, in Borneo, da un capo della tribù Dayak e da una principessa esquimese tra i ghiacci del Polo Nord. Nel suo equipaggiamento, anche a settant’anni passati, c’erano soltanto una piccola tenda, una stufa alla paraffina, un capo impermeabile, un cappello e dei calzini di lana.

Un’amica di famiglia, Nicola Henderson, ha detto che l’incidente che è costato la vita a Hibell è avvenuto il 23 agosto scorso. «La passione per i viaggi gli venne durante il servizio militare, con la Royal Air Force, negli anni Cinquanta», ha raccontato la Henderson al Times. «Ha spinto, trascinato, o persino caricato sulle spalle, la sua bicicletta dalle coste dell’Antartide alla giungla amazzonica; dai ghiacci dell’Artico alle isole più remote dell’Indonesia».

Omaggi e tributi commossi, ma anche contributi in denaro, sono stati resi dai fan su numerosi siti web di ciclisti in vista dei funerali del loro collega più famoso della Gran Bretagna. Le esequie si terranno in forma privata nel Glouchestershire non appena saranno espletate le formalità di rito e il corpo di Hibell verrà riportato in Gran Bretagna. Sia la «League of American Wheelmen» che la «British Cyclist Touring Club» gli hanno reso i più alti onori per la sua «straordinaria tenacia».

E non a caso. A tutt’oggi Ian Hibell è l’unico uomo ad aver attraversato a bordo di un mezzo non motorizzato la palude di Atrato, Colombia, e il celebre passaggio di Darien, Panama. Rimasto negli annali anche il suo viaggio dall’Antartide al Rio delle Amazzoni. «Ogni tanto un uccello sente il bisogno di volare più in alto degli altri», dichiarò nel 2005 Hibell. «E anche se non può spiegare il perché lo fa comunque».

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