Solidarietà?

 

Personaggi, avventure e anedotti dal Giro della Solidarietà, sulle strada tra Mali e Senegal.

La Storia di Karamoko Coulibali e del suo sorriso sdentato che ti spacca il cuore.                                              Karamoko, il Maliano “ voilà”

Karamoko Coulibali – nome e cognome li ha scritti lui cosi, ma sulla precisione non c’è da giurarci è stato un grande. Nell’ultimo Tour del Mali, quello del 1994, ha dominato i due tapponi ( se ci fossero salite, si potrebbero definire dolomitici, ma siccome di salite qui non c’è nemmeno l’ombra, e pure sarebbe sempre graditissima, chiamiamoli mitici) e alla fine in classifica è arrivato nono. Adesso ha 47 anni, una moglie (volendo, e soprattutto potendo, se ne possono collezionare, e nel caso se ne devono mantenere, fino a quattro), tre figlie e un figlio, piu mamma e zio a carico. Una squadra.

Di mestiere fa il meccanico: moto e bici. E anche nelle moto pare che Karamoko possa vantare un prestigioso passato agonistico. Di soldi, nel condominio Coulibali, ne girano pochi, quasi niente. Ma nel disastro economico maliano loro abitano a Bamako, la capitale, 1,2 – 1,3 milioni di abitanti, in crescita esponenziale e irrefrenabile, poco meno della metà dell’intero Paese, la loro situazione potrebbe essere considerata mediocre, se non addirittura discreta. Tant’è vero che tutti 4 i figli vanno ancora a scuola, cioè non hanno dovuto abbandonarla per andare in cerca di fortuna. Un po per passione, molto di piu per soldi, Karamoko ha accettato di unirsi al gruppo Uisp, a pedalare da Bamako a Dakar, nel silenzio e nella solidarietà.

Il contatto è avvenuto attraverso la pimpante Arama, una donna maliana che abita a Siena, e la misera Federazione maliana: vitto, alloggio, “argent de poche” tanto per regalargli una certa consistenza almeno teorica, piu la possibilità di muovere la gamba e di visitare un Paese, il Senegal, altrimenti proibito per assenza di denaro. “Per i miei affari non era un periodo d’oro, voilà” ammette Karamoko, che se anche si facesse scuro in volto non lo potrebbe notare nessuno, cosi mi sono portato avanti con i lavori delle bici, voilà, e ho lasciato le moto a un collega, voilà”. Come sembra di capire, per l’ottimo Karamoko il voilà suona come una confidenza, come una spiegazione, come una dichiarazione, ma sempre come una piccola liberazione.

In famiglia, piu che scetticismo, si nutriva timore: nessuno credeva che la proposta di Arama e delle Federazione fosse vera, si aveva paura che, sotto sotto, ci fosse qualcosa. Cosi, il giorno del pronti-via, la moglie e la mamma di Karamoko, perchè per quanto se ne dica il potere è sempre in mano alle donne, sono venute a controllare che fosse tutto autentico. E rassicurate, si fa per dire, dalla presenza di una trentina di bianchi, con console onorario e corriera stravagante, hanno dato il loro consenso. Karamoko Coulibali, ammesso che l’abbia mai posseduta, non ha piu una pedalata rotonda. Forse è colpa della mancanza di allenamento, forse di una bici-catorcio che non garantisce uno scivolamento dolce, ne una penetrazione regolare. Lui è magro, asciutto, quasi secco, come lo sono anche i polli e mucche, capre e pecore a questa latitudine. Ha occhi stanchi, pelle protozoica e un sorriso sdentato, che però ti spalanca il cuore.

L’ELETTO, IL RAGAZZO E L’INGRUGNATO

Oltre a Karamoko ci sono tre Maliani a caccia di gloria e di vita nel Giro della Solidarietà organizzato dalla Uisp tra Mali e Senegal. Un mondo da scoprire.

Karamoko Coulibali ha tre fratelli, fratelli alla lontana, insomma qui con lui, alla Bamako Dakar organizzata dalla Uisp, ci sono altri tre corridori maliani.

Adama Togola è il piu silenzioso: regala qualche sorriso, e sono le uniche volte in cui apre la bocca, sfoderando una barriera di denti piu regolare che non ci vuole molto di quelli di Karamoko.

Ma di parole zero. E’ anche analfabeta, Non sa scrivere il proprio nome e cognome, se li è fatti scrivere dai colleghi. Roba da predestinati!

Chi si chiama Adama Togola, in Mali, pare destinato al ciclismo.

Nel 2007 è stata organizzata una garetta tra corridori maliani e professionisti della Saunier Duval, a Mopti, in Mali. Era l’ultimo capitolo di un intervento di solidarietà della Saunier Duval, che regalava un milione di alberi per combattere la desertificazione del territorio. Una cinquantina di chilometri, attraversati da greggi, infine fuga a due, primo un maliano, secondo uno spagnolo, anche se si tenevano mano nella mano. Quel maliano si chiamava Adama Togola, e lui spiegava che cosi si chiamava anche il promo, grande campione. Sarà. Lui a 35 anni, e dev’essere stato un ragazzo prodigio, se è vero che nel 1992, dunque a 17-18 anni, ha vinto due tappe del Tour della Guinea.

Che non è il Tour de France, ma è pur sempre una corsa internazionale. Poi nel 2002, 2003 e 2004 ha partecipato al Tour du Faso, il Giro del Burkina Faso, e qui partecipare vale quasi come vincere.

Adesso pure Adama Togola fa il meccanico, consueto destino di chi andava in bici, anche se, per motivi di mercato, piu che nelle bici si è specializzato nelle moto. Le due officine loro dicono, i due garage, la sua e quella di Karamoko Coulibali, non si fanno concorrenza perchè stanno tutte e due a Bamako, ma lontane.

IL RAGAZZO E L’INFORTUNATO

Il piu giovane è Souleman D’Jalo: 14anni.

Neanche sull’esattezza sul suo nome e cognome ci si potrebbe giurare. Non ha voluto scriverlo – dev’essere analfabeta, me l’ha dettato, però ci teneva molto all’apostrofo. Souleman ha una faccia piena, seria. Da sotto la pelle gli scappa la forsa, l’energia. Se non è paura, quella è grinta. A meno di non considerare grinta come una paura sublimata, trasformata. Il quarto corridore maliano è Idrissa Sanogo, la sua scrittura è piu che elementare, incerta. Idrissa ha 21 anni, a 14 è diventato papà di una figlia, e un’altra, o un’altro è in arrivo proprio in questi giorni. Lui non lavora perchè il ciclismo tutto puo essere giudicato tranne che una professione, perchè non ci si campa. Neanche sua moglie lavora. Cosi vivono in famiglia, quella di lui. Una famiglia numerosa, ma da queste parti neanche tanto: padre, madre, due fratelli e tre sorelle piu Idrissa, che è il sesto e l’ultimo. La passione per il ciclismo, racconta Idrissa, viene dal padre, Madou Sanogo, che è stato un grande campione di ciclismo: primo nella prima edizione del Tour del Mali, nel 1990, disputato in sette tappe, con le nazionali di Burkina Faso, Benin e Togo, e tre formazioni maliane. Forse proprio grazie a quella fama di campione, Madou Sanogo ha poi avuto una vita matrimoniale ricca e piena di eredi. Idrissa dice di non ricordarsi il numero totale dei fratelli e sorelle, potrebbero essere 42, ma anche 45. Lui Idrissa, non sarebbe dovuto essere qui, ma con gli altri compagni di nazionale a preparare il tour del mali che festeggia il cinquantenario dell’indipendenza del Paese. Però ha avuto un infortunio al ginocchio destro e solo adesso si sta riprendendo. Sarà per questo che è ingrugnato. Gentile ma ingrugnato!

Di solito le … premesse si scrivono all’inizio e lungi da me voler farne una ora. E’ quasi mezzanotte di una serata dedica a rivivere questa fantastica emozione che ha dato a tutti noi del Tour silenzioso della solidarietà un intenso senso di appartenenza seppur momentaneo con un popolo africano che ha tanto bisogno di aiuti umanitari. Il Mali, fatto di gente semplice, onesta, gente che sa dare amicizia, mi ha lasciato un segno che non scorderò mai.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...