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Pedalando lungo il Mar Adriatico ( Spalato-Igoumenitsa )

Mi piace pedalare vicino al mare, sentirne il profumo, la brezza e anche il rumore.
Mi piace anche pedalare vicino a mia moglie che non è una grande ciclista ma una viaggiatrice certamente si, la quale mi fa scoprire un altro modo di stare in sella, piu tranquillo e rilassato, il modo giusto per fare questo percorso molto impegnativo. Da parte mia sin dallo scorso anno quando mi venne l’idea di realizzare questo progetto che mi avrebbe visto pedalare da casa fino in Grecia e successivamente piu giu (ma questo lo vedremo poi ) avevo pensato di non farlo in solitaria come al solito ma in sua compagnia. Lo scorso anno partimmo da casa in bici e con il treno andammo a Ancona a prendere il traghetto per Spalato ritornando a casa in sella alle nostre bici. Quest’anno sempre partendo da Spalato ma in direzione sud, verso la Grecia, abbiamo pedalato in Croazia, Montenegro, Albania e Grecia, preso il traghetto da Igoumenitsa per Ancona abbiamo fatto ritorno a casa. La partenza è stata molto sofferta per via del terremoto di due giorni prima, ma i nostri figli ci hanno tranquillizzato e convinto a partire per portare a termine la seconda parte del mio progetto. L’arrivo ad Ancona è stato tranquillo, biglietti al porto e preparazione alla notte in traghetto. Arriviamo a Spalato con un cielo coperto da uno strato massiccio di nubi che non prometto nulla di buono, ci avviamo al controllo dei documenti passando tutte le auto e camion in fila andando a sostare sotto le tettoie sperando che non inizi subito a piovere. Fatti tutti i controlli iniziamo a pedalare e subito in strada inizia a piovere, incominciamo bene! Ci ripariamo sotto un androne di un palazzo, al chiuso perchè oltre la pioggia c’è vento e ci stiamo bagnando anche al coperto, partire “a secco” subito sotto un acquazzone non è quello che si spera in questo caso. Nel frattempo ci vestiamo in modo che si possa affrontare anche la prima giornata sotto la pioggia! Appena la pioggia rallenta si parte, sono bello carico e non vedevo l’ora! Il primo posto che avevo segnato nella mia cartina è Omis dove il fiume Cetina crea naturalmente delle gole in una valle parallela alla strada sulla costa che io non voglio fare preferendo la natura e il silenzio della vallata. Arriviamo dopo una ventina di chilometri a Omis e subito prendiamo la strada sbagliata ma che ci permette di fare sosta pranzo. Smette di piovere per l’occasione, mangiamo i nostri panini ma poi ci premiamo con un buon caffe tirando fuori dalle borse il fornellino. Ricomincia a piovere e ci ripariamo, appena rallenta un po dobbiamo ripartire, la strada da fare oggi è appena iniziata! Prendiamo la direzione giusta per le gole e subito vediamo un vero spettacolo! La valle è fantastica, di un verde intenso, gole e insenature del fiume rendono certi scorci impressionanti, si ergono dei picchi di roccia alcuni alti una cinquantina di metri che fanno impressione immersi in questo contesto. A fianco c’è il fiume Cetina dove a volte ci sono degli slarghi con l’acqua che lambisce la riva e gli alberi con il fusto a stretto contatto, ci fermiamo, è troppo bello. La pioggia intanto non ci abbandona, iniziano le salite e sarà cosi per tutto il giorno . Arrivati al passo verso la strada principale a picco sul mare abbiamo un sossulto quando dopo una curva si scorge prorompente il panorama, fantastico visto da quassu! Una lunga discesa e intanto smette di piovere, non ne potevamo piu. Incrociamo una coppia di ciclisti ancora sotto un piccola tettoia con i vestiti fradici come noi del resto e che ci salutano sorridendo, salutiamo al volo e continuiamo a pedalare perchè facendo cosi asciugheremo i vestiti. Arriviamo a Makarska e nonostante non abbiamo fatto i canonici 100 chilometri prefissi, pensiamo di fermarci anche perchè come primo giorno puo andar bene cosi visto com’è andata la giornata
22 Maggio 2012
Spalato – Makarska http://www.openrunner.com/index.php?id=1763250

Dopo la giornata di ieri passata in una valle molto bella e silenziosa ma estremamente bagnata, oggi abbiamo la sorpresa di trovare un bellissimo sole nel cielo, l’aria è frizzante, c’è una leggera brezza, se il buon giorno si vede da mattino…..
Prima di prender decisamente la strada che ci porterà verso sud, facciamo provviste.
La strada segue la costa come del resto avevo visto sulla cartina, ci sono numerosi saliscendi, ma il panorama è a dir poco impressionante e ci gratifica della fatica fatta. Abbiamo come primo obiettivo della giornata Ploce dove dobbiamo prendere il traghetto.
Ilves è contenta per il sole. Ieri l’avevo vista molto demoralizzata, per lei è stata la prima volta che ha dovuto pedalare tutto il giorno sotto la pioggia. La strada è uno spettacolo e dietro ad ogni curva c’è qualcosa d’interessante. Come al solito non gli voglio far fretta, siamo in relax “pedalatorio”, io sono d’avanti e la tengo d’occhio ogni tanto, del resto la strada è una sola e ai bivii mi fermo per aspettarla, scatto fotografie e riprendo il percorso insieme. Arrivo al bivio di Ploce porto e mi fermo. Guardo bene la cartina, qui andremo sull’isola che ad ogni anno sembra ci aspetti per scelta o per caso, dopo un po m’accorgo che il tempo passato è troppo e non la vedo ancora arrivare. Appena piu su ci eravamo fermati a rimirare un gruppo di laghi e avevamo commentato un gruppo di motociclisti con i quali ci eravamo salutati ripetutamente, adesso loro sono fermi al chiosco a mangiare! Non la trovo piu, allora penso di tornare indietro, si sarà fermata li, la vista sui laghi era fantastica. Ritorno indietro con la strada in salita per 3-4 km, vedo il gruppo di motociclisti che mangiano seduti ai tavoli, ma non la vedo! Inizio a pensare a quale movimento possa aver preso e ritorno indietro verso il bivio principale. Appena prima dell’ultima curva dove io l’aspettavo c’è una stradina che in definitiva “accorcia” il bivio stradale, mi muovo verso quella direzione e dopo aver ripreso la strada principale mi fermo di nuovo, prendo il cellulare e gli mando un messaggio, non ho molto credito perchè mi sono dimenticato di caricare il mio cellulare prima della partenza, aspetto un po ma lei non risponde, allora non mi resta che chiamarla, “sono al porto sotto la grande gru grigia” mi dice “ ma dove sei finito? ” La raggiungo e subito mi sfogo dicendogli che non deve fare delle scorciatoie, lei è convinta invece che quella fosse il bivio giusto, va beh, ci siamo ritrovati ma ho esaurito la carica del cell cosi mando un msg a mio figlio che mi faccia una ricarica al piu presto perchè questo è il solo modo per ritrovarci. Mangiamo un panino e mentre ci prepariamo con i biglietti per salire sul traghetto si annuvola e inizia a piovere, appena in tempo penso. La breve traversata è allietata da un gelato, la discesa dal traghetto è veloce. L’isola che in realtà è una penisola, attaccata a sud con la terraferma è l’itinerario verso la piu nota isola di Korcula. Il paesino dove attracchiamo è una chicca e anche se sarebbe consigliabile fare una sosta prendiamo la direzione dove pensiamo di fermarci alla sera. Montagne, strade in mezzo a vigneti alti non piu di un metro, paesini sperduti e poi calette finita la salita andando verso il mare. Piccoli centri con poche case, ma con un vezzo come fosse “la firma” del posto, uno stile insomma. Oggi siamo diretti a Ston, a Lei non lo dico espressamente perchè ho programmato il recupero del chilometraggio non fatto ieri. Aiuta moltissimo quello che si vede pedalando, io e lei siamo simili in questo. Ci si dimentica della fatica per vedere nuovi posti. Ultima fatica e arriviamo a Ston. Il paese è molto bello, con il mare da una parte, le saline dall’altra e una fortezza sullo sfondo. Troviamo una camera da un tizio veramente simpatico dopo aver contrattato sul prezzo, ci porta due bicchieri di ottimo vino rosso e un sacco di altre premure. Siamo stanchi ma dopo aver finito di mangiare e sistemarci andiamo a farci un giro nel piccolo centro che scopriamo veramente fantastico.
23 Maggio 2012
Makarska – Ston http://www.openrunner.com/index.php?id=1763257

Si parte non prima come al solito di aver fatto provviste e alcune fotografie. Il paese è veramente un luogo storico, sono in opera dei restauri, queste case ne devono aver viste di cose, mi dovrò documentare meglio in seguito e senz’altro varrebbe una visita piu approfondita. Ripartiamo! Ci apprestiamo a raggiungere la costa passando per la lingua di terra che sfiora il mare “interno”. In mezzo ci sono delle piccole isole ed alcune con una casa in mezzo agli alberi, dev’essere uno spettacolo di tranquillità abitare li. Altre zone adibite alla pesca dei mitili e che probabilmente daranno lavoro ai locali che non sono di certo benestanti. Finito il mare “interno” si ricomincia a pedalare lungo la costa ma questo è un tratto meno bello del precedente ed in piu con molto dislivello su di una strada abbastanza trafficata. Arriviamo a Slano e ci fermiamo a mangiare un panino, il posto è incantevole e abbiamo trovato un luogo proprio sul mare, dopo mangiato ci facciamo anche un caffe stando con i piedi nell’acqua visto che il caldo oggi è asfisiante, Riprendiamo la strada per Dubrovnik ma subito ci accorgiamo che Ilves ha un problema, ha forato! Provo a sostituire la camera d’aria ma non riesco neppure a staccare il copertone dal cerchio, se forzo un po corro il richio di rompere l’attrezzo e cosi rimonto tutto e ri-gonfiato la gomma forata, quella posteriore, riprendiamo sperando di trovare un ciclista o un gommista qualsiasi. Niente, di ciclisti non ce ne sono, la gomma non sembra avere un buco grande, si sgonfia ogni ora perciò decido di proseguire sperando che a Dubrovnik possa trovare qualcuno che mi possa dare una mano almeno con l’attrezzatura. Dubrovnik è una città fortificata che si affaccia sul mare e tutto attorno nonostante il terreno sia molto scosceso c’è la cittò nuova. Chiedo un pò in giro se nei pressi ci sia un ciclista ma invano, m’indicano un posto non bene precisato dove mi dirigo. Scorgiamo un negozio di vendita bici e mi fermo, il ragazzo non sembra molto afferrato, mi vuole vendere una camera d’aria prima e dei “ferri” di plastica peggio dei miei poi. Gli spiego il problema che lui sembra capire ma preso in mano la ruota bucata desiste subito dicendo che non è possibile! Certo che non si riesce cosi, ci vuole altro ma Lui non capisce o dice di non capire chiudendo il discorso. Un cliente appena uscito assistendo la scena mi dice di seguirlo che mi avrebbe portato nel posto giuto! Che fare? Rimonto per la terza volta la ruota, la gonfio e ripartiamo seguendolo su e giu per della città. Arriviamo al porto da un gommista d’auto che mi dice in poche parole che ci pensa lui ma non prima di due ore! Allora gli chiedo gli attrezzi e lo faccio io. Abbiamo perso un paio d’ore in malo modo ma siamo a Dubrovnik e voglio vedere la vecchia città. Il suo nome in italiano è Ragusa, la perla dell’adriatico, è stupenda. Fortificata con bastioni e mura anche larghe oltre due metri sorgeva su un’isola a poca distanza dalla costa e che fu successivamente attaccata alla città nuova ma resa totalmente pedonale. Bella ma dobbiamo partire, un gelato e via. In uscita di Dubrovnik per riguadagnare la strada principale ci tocca una salita tremenda, Ilves vacilla un paio di volte, scende dalla bici ma arriva fin su. Ogni tanto il percorso e troppo duro per Lei. La forma latita e il morale scende velocemente vedendo quelle strade impegnative anche per chi è allenato. Riesco sempre a farle passare le crisi e conoscendola bene “tocco” il suo orgoglio nel modo giusto, è tosta! Ad un certo punto la strada è interrotta, ci sono dei lavori in corso ed è sterrata! vedo la deviazione per alcuni paesini e prendiamo la direzione dove ci pare valga la pena ma ci andiamo a rendere la vita impossibile perchè abbiamo fretta di trovare una sistemazione. Arriviamo ad un bivio uscendo da una foresta, chiedo ad alcune bimbe che giocano in strada, ci indicano una serie di case, troviamo infine un contadino che “ospita” alcuni lavoratori croati, camera e cucina in comune. Insieme alla camera compriamo anche una bottiglia di vino rosso e sbrigate le solite incombenze andiamo a letto non prima di esserci bevuti mezza bottiglia di quel vino delizioso ma con una gradazione un po troppo alta per le nostre abitudini.
24 Maggio 2012
Ston – Popovici/Klaići http://www.openrunner.com/index.php?id=1763262

Mattina presto, ci alziamo e vediamo che gli operai sono gia usciti, ci prepariamo, carichiamo le bici e mettiamo nella borraccia il vino che è rimasto nella bottiglia. Prendiamo la stradina che ci dovrebbe portare verso la provinciale in direzione di Herceg Novi. Lunga discesa e ci siamo. Il paesaggio è molto bello. Siamo immersi nel verde di una natura prorompente e selvaggia, solo poche case di povera gente che dignitosamente si guadagna il pane con il proprio sudore. Ci sono animali da cortile di ogni genere, galline, conigli, oche, capre e cani tutti insieme e in molte occasione liberi di fare e andare dove vogliono tanto auto non ne passano che poche oltre ai carretti trainati da muli o cavalli sempre piu magri. Arriviamo sulla statale che della parola strada ne ha solo il nome e passata Herceg Novi ci avviciniamo alla costa. La strada ora lambisce il mare e la brezza è molto piacevole tanto che siamo ancora in manica lunga. Arrivati a Kamenari decidiamo di prendere una scorciatoia usufruendo del traghetto e tagliando una lunga insenatura, il tempo purtroppo è tiranno e dobbiamo recuperare alcuni chilometri.
La costa è piacevole, poche auto, una leggera brezza per niente fastidiosa ci tiene freschi, è piacevole pedalare cosi! Lasciamo la costa e ci aspetta una lunga strada dritta, troppo dritta. Ad un certo punto mentre siamo defilati sulla mezzeria ad una buona velocità sentiamo un auto che s’avvicina molto forte, forse troppo, nel sorpassarci nonostante ci sia tutto lo spazio che gli occorre “tocca” l’auto che incrocia fracassando lo specchietto laterale. E’ una Mercedes e si sa quanto sia grande lo specchio. Sentiamo un sibilo e “vediamo” alcuni oggetti passarci molto vicino. C’è mancato poco e abbiamo avuto paura del peggio. Questi automobilisti sono veramente spericolati, anche se abbastanza rispettosi dei ciclisti, taluni fanno delle cose da far rizzare i capelli. Ritorniamo sulla costa in direzione Budva. Si alternano spiaggette con accesso via mare a paesini caratteristici. Vedo in lontananza un grande albero, mentre ci avviciniamo ne vediamo veramente l’imponenza, è un Platano, incredibile, per abbracciare il fusto non bastano 4 persone! Intanto ci stiamo avvicinando al Montenegro, tra poco ci sarà la frontiera e saluteremo definitivamente la Croazia. Il Montenegro mi ricorda la Slovenia, verde, fresco, poche auto se non sulla costa e diversi laghi. La cosa che ci piace è che ti salutano sempre quando ci incrociano, sono gente serena, sempre sorridenti. Ora la strada riprende con i “drittoni” in salita che tanto odiano i ciclisti e noi non facciamo differenza. C’è caldo ora, il sole al tramonto è fantastico con la vista dall’alto sulle verdi vallate senza alcun insediamento di nessun genere. Passiamo Budva, Petrovac e penso di arrivare almeno a Sutomore dove lungo la costa alla fine del paese affacciato sul mare troviamo una sistemazione alquanto appetibile. Quest’anno la tenda la devo ancora aprire perchè ci sono sistemazioni alla mano e a parte nei primi giorni che arrivavamo bagnati fradici ora si potrebbe anche usarla ma viene piu pratico cosi anche vista la spesa minima per una camera.

25 Maggio
Popovici/Klaići – Sutomore/Zlatna Obala http://www.openrunner.com/index.php?id=1763272

Sbrighiamo le solite incombenze e montato le borse sulle bici partiamo, oggi abbiamo come meta l’Albania. Le strade non hanno molti cartelli, ne esistono solamente pochi ed essenziali, oltretutto mi stanno mandando verso la strada nuova ma io devo cercare assolutamente la “old road”. Con l’aiuto di un ragazzo che sta portando un carretto trainato da un somaro troviamo la stradina non prima di doverci fermare frettolosamente sotto una tettoia di un gommista perchè diluvia. Di gommisti in Albania ce ne sono una quantità incredibile, una marea di punti sosta per …. un cambio di gomme! Ci sono cartelli di ogni grandezza con scritto “Special Lavazh”. Vedi il cartello enorme illuminato e quello piccolo pasticciato scritto a mano. Trovi il lavaggio sotto una tettoia di lamiera ondulata tenuto alto e dritto con dei bastoni, un secchio d’acqua con la spugna dentro, oppure una cattedrale nel deserto come si dice di un’imponenza grandiosa, tutta nuova, con un piazzale incredibile ma neanche una macchina. Oltre a questo ci sono sulla strada un sacco di persone che vendono patate, frutta, ortaggi vari, pollame, conigli ecc. La strada verso il confine con l’Albania si riduce sempre piu diventanto addirittura un duro sterrato. Al confine veniamo dirottati verso un controllo piu veloce per noi che siamo in bici e pochi minuti per formalizzare compilando alcune carte e via. Subito avverto la differenza con il Montenegro piu ricco, ed è tutto dire! Lo stomaco ci avverte che è scoccata l’ora e chiediamo visto che sta per piovere se possiamo sederci sotto un riparo di una tettoia di un bar. Un ragazzo che sembra amico del barista fa da interprete. Lui lavora a Reggio Emilia è tornato a casa da un mese, sono le sue ferie e tra poco ritornerà in Italia a lavorare. Sembra felice di parlare con noi ed infatti cercherà di non farci pagare niente ma lasciamo lo stesso degli euro per tutto quello che abbiamo preso. Ci si saluta e via di nuovo. Intanto ha smesso di piovere, non per molto ma tanto per farci arrivare alla provinciale dove si presenterà facile da percorrere. Ogni tanto uno scroscio e questo ci da la possibilità di conoscere altra gente. Gente che l’Italia la conosce perchè ci ha lavorato, gente che è di una semplicità e cordialità incredibile. Persone fantastiche sotto ogni punto di vista, brave persone che fanno subito pensare e chiedersi il perchè abbiamo degli albanesi un cosi cattivo riscontro, gli Albanesi che sono in Italia non sono per cosi dire “uguali”?. Riprendiamo sulle strade bagnate, ora sembra quasi un’autostrada, anzi senza accorgecene siamo entrati proprio in autostrada!
Sembra incredibile ma è cosi!!
Cerco sulla cartina un riferimente anche perchè si avvicina il momento di cercare riparo per la notte.
Alla prima uscita mi dirigo verso un punto dal nome simpatico, “Patok” ! Non sembra il nome di un paese, bensi un luogo, una pineta o simile. Sulla cartina sembra attaccato al mare perciò penso ci sia piu movimento e piu possibilità di trovare un campeggio o una camera. La zona è tranquilla. Una lingua di terra che s’insinua tra la laguna ed il mare. La strada continua per diversi chilometri quando ad un bivio di 4 case troviamo in un garage un negozio dove chiedento del pane e qualche informazione ci regalano l’uno e l’altro! Ci indicano il punto piu lontano sulla cartina dove dovrebbe esserci un albergo, ma arrivati sul posto lo troviamo chiuso. Chiediamo alla taverna per una camera e ci fanno accompagnare da …… una staffetta di tre persone diverse, l’ultima ci guida in motorino verso la fine di un stradello sterrato verso il bosco dove arrivati alla casa principale una ragazza ci accompagnerà in auto in uno stabile adibito a centro visite parco e dove noi soli occuperemo una struttura tanto grande per la notte! Naturalmente accettiamo. la sera viene presto e dopo esserci barricati in questo posto sperduto in mezzo al bosco facciamo tutto quello che dobbiamo e magari di piu! Nel centro c’è anche un impianto audio professionale e visto che ho un lettore mp3 che uso solo in certe particolari occasioni questa è quella giusta! Cosi dopo esserci sistemati ci rilassiamo con della buona musica.

26 Maggio
Sutomore/Zlatna Obala – Koder/Patok http://www.openrunner.com/index.php?id=1763279

Pronti per la partenza e subito inizia a piovere, ma questa volta a dirotto! M’accorgo che la ruota della mtb di Ilves è di nuovo a terra. Scarico di nuovo la bici e smonto la ruoto posteriore riparandola questa volta senza fretta, tanto con questa forte pioggia meglio stare riparati!
Rimonto tutto mentre vengono a salutarci insieme alla ragazza che ci aveva accompagnato ieri sera la mamma e la sorella, poi arriverà anche il papà con un altra auto il quale insisterà per accompagnarci verso una scorciatoia in mezzo al bosco indicandoci la strada migliore per noi. Siamo di nuovo in autostrada, spioviggina e visto che in terra c’è piu acqua di quando viene dal cielo decidiamo di improvvisare anche dei copriscarpe con dei sacchetti di plastica! La strada lunga e dritta ha dei punti di vendita di carce cruda appesa e in bella vista per i passanti. E’ domenica ed in questa giornata è tradizione della vendita direttamente in strada. L’odore della carne misto all’umidità è forte all’aperto e non oso pensare nel caso sia esposta al chiuso, oltre a questo ogni tanto si sente anche un profumo di carne alla brace che ci smuove l’appetito.
Dopo tutta una mattinata sotto l’acqua decidiamo di premiarci con un pranzetto al ristorante. Sento che Ilves è alla frutta moralmente e anche abbastanza stanca visto la situazione perciò il primo posto che vedo va senz’altro bene!! Dopo la svestizione appendo alle bici gli abiti bagnati ad asciugare al coperto sotto la tettoia ed entriamo nel locale ben accolti dal propietario con un largo sorriso. Oggi niente panini ma carne alla brace con insalata, patate e verdure miste! Uno spettacolo!!!
Spettacolare anche il prezzo che non credevo fosse cosi basso, tanto varrebbe mangiare “fuori” tutti i giorni in Albania! Alla partenza troviamo i vestiti asciutti ed è pure ritornato un bel sole oltre ad aver soddisfatto il nostro stomaco! Ci stiamo avvicinando a Durazzo, il maggior porto dell’Albania. Ogni volta che ci avviciniamo ad un porto che dà la possibilità di rientrare inticipatamente a casa Ilves ci prova! Si, prova a convincermi che per lei il percorso è troppo duro, che ritornando a casa mi lascierebbe libero di proseguire piu speditamente e che non devo preoccuparmi. Io so che Lei è tosta e anche se non è tanto preparata fisicamente lo è mentalmente, gli faccio una promessa e la convinco per l’ennesima volta. Durazzo è una citta povera di mare e il solo porto gli da economicamente un po di vita. La passiamo e ci dirigiamo verso Valona, secondo porto e città piu antica dell’Albania. Tanto per non cambiare la strada è sempre troppo monotona, anzi una superstrada come la chiamano loro ma con sterrati, buche gigantesche ma per fortuna di sola pianura. Verso sera arriviamo a Lushnje e decidiamo di fermarci, trovo un autogrill che affitta camere e visto che siamo esausti ci fermiamo per la notte. Il posto non merita niente, solo la notte si ravviverà grazie al ragazzo del distributore aperto tutta la notte con la radio la quale farà sentire la sua nenia tanto che Ilves scenderà a spegnerla lei stessa!

27 Maggio
Koder/Patok – Lushnje http://www.openrunner.com/index.php?id=1763320

Dopo la pessima nottata dell’Ilves che è dovuta scendere alla 4 di mattina per spegnere la radio dell’albanese del turno notturno, sulla strada ieri ci siamo fermati a comprare delle albicocche che probabilmente l’hanno fatta star male. Male allo stomaco e nausea non gli hanno permesso di mangiare per tutto il giorno, unitamente al caldo ora venuto prepotentemente fuori, pedalare in questa situazione non è il massimo per rendere bene perciò avrà una giornata molto difficile! Passiamo Valona e siamo di nuovo sul mare. L’aria è frizzante, il profumo del salmastro ravviva un po la giornata mentre ci avviciniamo alle montagne. La zona sud dell’Albania è cosi dicono la piu bella e variegata. Ci sono spiaggie isolate, insenature, saliscendi anche con parecchi metri di altitudine e panorami mozzafiato, il massimo per un ciclista che ama la natura. Auto pochissime, la strada diventa veramente impegnativa, arriviamo ai piedi della salita e ci fermiamo a riposare pensando a quello che ci aspetta. Ora siamo in mezzo al Parku Kombetar i Llogarase, dove il passo è a piu di mille metri. Arrivati al passo, lo spettacolo che si vede ci ripaga ampiamente della fatica fatta, sotto di noi in lontananza il mare. A questa altitudine, l’aria è fresca e anche di piu, c’è vento e si vede la strada con i lunghi tornanti lambire spiaggie e paesini. Ci vestiamo con tutto quello che abbiamo guanti compresi e iniziamo la lunga discesa. Ogni tanto mi fermo per fare delle fotografie, e gustare meglio il paesaggio. Anche adesso a distanza di tempo rimango impressionato dal quei panorami tanto differenti dai nostri. Arriviamo a Dhermi stanchi e felici, ce l’abbiamo fatta con la parte piu difficile, non è ancora finita perchè anche domani sarà durissima ma intanto godiamoci l’oggi. Ci fermiano in questo piccolo paese dove troviamo un posto sopra un bar e esausti finiamo li la giornata.

28 Maggio
Lushnje – Dhermi http://www.openrunner.com/index.php?id=1763343

Ripartiamo consci che oggi sarà durissima ma non sappiamo cos’altro ci aspetterà oltre alle difficoltà della percorso. Le salite che troviamo sono durissime, brevi e numerosissime, da tagliare le gambe. Delle vere mazzate fisiche e morali! Poco dopo mezzogiorno ci arriva una telefonata che ci mette in difficolta estrema. E’ tornato a farsi sentire il terremoto! Mio figlio ci avverte che loro stanno bene ma la sua voce è piena di paure, sentiamo che la situazione è drammatica e cerca di tranquillizzarci ma invano. Mia moglie si fa prendere dallo sconforto, vorrebbe lasciare tutto li e all’istante far ritorno in Italia a casa dai figli. Consiglio a mio figlio di trasferirsi in camper in attesa di tempi migliori. Lui ha perso fisicamente l’ufficio e parzialmente la possibilita di operare visto che è agente immobiliare titolare di un’agenzia Tecnocasa in zona rossa evacuata. Ci facciamo forza e proseguiamo. Il panorama ci aiuta spesso anche se la mente è occupata a pensare a casa. Essere genitori di figli in difficoltà di questo fatto terribile e imprevisto, soprattutto non potendo far niente ci rende molto tristi e silenzioni. Intanto mi fermo ad aspettare Ilves che arriva tutta trafelata, essere mamma ti porta anche a proteggere cosa ami in particolar modo…. “guarda cos’ho trovato” mi dice mentre mi porge una tartaruga di terra! E’ poco piu grande della lunghezza della mano ed è tutta all’interno della sua corrazza. Era in mezzo alla strada e come il gattino di qualche giorno fa che ho letteralmente levato dalle ruote di una corriera, la tartaruga fa capolino come per salutarci ringraziando! Faccio un paio di foto e la libero lontano dai pericoli. Questa strada è incredibile. Insenature dove l’acqua è d’un colore unico e dove una barca sembra sospesa nel vuoto tanto è limpida e trasparente, faccio altre foto e via. Porto Palermo passa con il rammarico di non poterci fermare piu a lungo. Ora ci stiamo allontanando dal mare verso Sarande, ultimo centro importante dell’Albania con la strada che c’impegna fisicamente allo spasimo. Una sosta a volta ti cambia veramente la giornata, facendoti riprendere fisicamente e moralmente anche se il pensiero è difficile distoglierlo da casa. C’è caldo, molto caldo! siamo all’estremo sud in procinto di passare il confine dell’Albania con la Grecia. Siamo nei pressi del Parku Kombetar i Butrint e precisamente nella zona archeologica di Butrint, un piccolo agglomerato di case. Uno strano traghetto a fune azionato a mano ci permette di passare lo specchio d’acqua che ci fa tornare sulla terra ferma sull’altro lato. Ormai ci siamo e pochi chilometri ci dividono dal confine. Nell’ultima salita Ilves mi avverte che sente qualcosa alla ruota anteriore, forato di nuovo! Breve sosta con sostituzione della camera d’aria e immediata riparazione di quella che sistemo nel borsino sotto sella. Ripartiamo a siamo alla frontiera. Sbrighiamo subito le pratiche per lasciare l’Albania, ora ci aspetta una bella discesa verso il mare e verso Sagiada. Il paesino è “appoggiato” al mare con alcune abitazioni basse di pescatori da una parte, e dall’altra delle trattorie dove mangiare il pesce pescato. Decidiamo di non provare piu a proseguire per l’imbarco notturno versa casa, Ilves è stremata, oggi abbiamo pedalato costantemente senza sosta anche se l’intento era quello di anticipare di un giorno la partenza. Ci fermiamo alla fine del paese per mangiare addocchiando subito dopo la spiaggia dove poter mettere la tenda per la notte. Mentre aspettiamo faccio alcune fotografie in questo posto incantevole proprio al calar del sole ma questa volta davanti ad una bella birra fresca! La sera è giunta con noi due stremati e pensierosi. Monto la tenda al buio tenendo la lampada in bocca per vederci a sufficenza. E’ stata una giornata lunga, difficile e piena di preoccupazioni per i nostri cari a casa.

29 Maggio
Dhermi – Sagiada http://www.openrunner.com/index.php?id=1763360

Nella notte mi sembra di sentire degli arrivi “a motore” con voci familiari e un camper italiano ce lo troviamo a fianco come si fa tra i peggio camperisti. Sono dei toscani che non sapendo dove andare hanno pensato bene di affiancarci in spiaggia con il loro mezzo e senza nessun riguardo per altri, iniziare a far del baccano. Sono un gruppo di pescatori amici con un camper a noleggio, devono prendere il traghetto pure loro ed infatti ce li troveremo la sera al porto. Avrebbero potuto usare riguardo e non fare tutto sto casino! Di notte è anche piovuto, non forte ma quel tanto per farci trovare l’erba tutt’intorno ancor bagnata al mattino. Mentre Ilves prepara un po di colazione con il fornelletto io inizio a smontare la tenda, oggi possiamo prendercela comoda, abbiamo tutto il giorno per avvicinarci a Igoumenitsa e fare i ticket per il ritorno. Sistemato tutto per bene ci accingiamo a percorrere la strada principale, piccola e poco trafficata. Sono gli ultimi scorci della campagna greca dove alcuni lavoratori ci offrono delle albicocche e l’odore intenso della macchia mediterranea ci fanno arrivare in città brevemente. Andiamo a procurarci i biglietti per il traghetto che partirà verso le 23,30 e poi abbiamo la giornata a disposizione per girare li attorno e riposare dalle ultime pesanti giornate. Certo che avremmo potuto godere di piu di questo bel viaggio se non avessimo avuto cosi poco tempo a disposizione. La pioggia di nuovo ci prende alla sprovvista ma con queste temperature non fa tanto dispiacere. Andiamo a mangiare in un posto tipico greco mentre ci ripariamo dall’acqua. Decidiamo dopo aver gustato un buon caffe alla turca di andare a cercare un posto per fare un bagno, lavarci è il minimo per poter salire sul traghetto alla sera e cosi passiamo il pomeriggio su una spiaggetta adiacente il porto della citta e dove in lontananza si vedono i via vai dei traghetti. A sera preferiamo andare vicino al porto dove armeggiando con il fornellino ed in compagnia dei numerosi cani mangiamo. Il traghetto arriva puntuale da Patra e con calma saliamo a bordo sistemando le bici. L’avventura finisce qui anche se la notte sul traghetto passa in modo originale, ci infiliamo nei sacchi a pelo e buonanotte! All’arrivo ad Ancona la nebbia ci accoglie facendoci ricordare il suo lato negativo, il traghetto arriverà con 3 ore di ritardo sulla tabella di marcia, potere del territorio italiano. Scendiamo dalla nave e ci dirigiamo verso l’auto che ci porterà a casa, questa volta verso una Emilia R. nel pieno del disagio post terremoto.

30 Maggio
Sagiada – Igoumenitsa http://www.openrunner.com/index.php?id=1763370

Anche quest’anno ho portato a termine il mio viaggio, per la seconda volta insieme all’Ilves e non piu in solitaria, mi sa che mi sto abituando alla sua compagnia anche in bici. Mentre pedalavo sulle strade al di la del nostro mar Adriatico pensavo gia al prossimo giro. Dopo aver portato a termine in due momenti separarti il percorso che mi ero prefisso e cioè da casa fino a Igoumenitsa, sento gia per il prossimo anno ….odore di Turchia percorrendo la Via Ignatia e poi chissà…… Gerusalemme?

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