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Istanbul, arrivando a casa

Ultima parte del percorso che da casa a Crevalcore mi avrebbe portato a Gerusalemme e che quasi probabilmente visto gli innumerevoli problemi che si presentano oggi giorno si fermerà a Istanbul.

Il primo anno in sella alle nostre bici siamo arrivati a Spalato in Croazia pedalando nella pianura padana fino in Friuli, varcando la frontiera della Slovenia e della Croazia. L’anno successivo abbiamo ripreso il percorso da Spalato dirigendoci verso il Montenegro, attraversando da nord a sud l’Albania ed entrando in Grecia fino a Igoumenitsa dove il terzo anno siamo ripartiti verso Istanbul. Originariamente il percorso in Grecia era sulla via Egnatia, attraversando la parte centrale della Grecia fino a Salonico, ma abbiamo allungato il nostro percorso facendo una deviazione a Kalambaka per vedere le Meteore e nella penisola Calcidica.

Nella penisola calcidica avevo programmato di fare una sosta di un giorno per riposarci e riprendere fino alla metropoli, sovraffollata ma splendida di Istanbul, ma non ci è stato possibile. Per la precisione abbiamo pedalato il primo anno da Spalato a Crevalcore, il secondo da Spalato a Igoumenitsa, e successivamente da Istanbul a Igoumenitsa così da completare il tragitto che mi ero prefissato.

La partenza era sentita da me in modo particolare, sapevo che sarebbe stato un viaggio impegnativo per la mia compagna e nonostante la sua caparbietà, il percorso che avevo studiato nei mesi invernali era veramente impegnativo, sia dal punto di vista fisico e mentale. I vari passaggi in zone poco battute nei monti all’interno della Grecia dove avevo deciso di fare alcune deviazioni, passare a Kalambaka famosa per le Meteore e vedere la penisola Calcidica hanno reso importante l’altimetria dei circa 1500km del percorso.

Avevamo due settimane in tutto, aereo, l’attraversamento di Istanbul ( circa 60km ) il tragitto e il traghetto più il treno da Ancona a Castelfranco E. Siamo riusciti nonostante tutti gli imprevisti meccanici.

Ma iniziamo a parlare di Istanbul, il nostro arrivo dal cielo!

Ad Istanbul ci sono due aeroporti, l’Ataturk è uno scalo situato a nord della città, nella parte occidentale, è usato anche per fare scalo verso oriente, l’altro più piccolo è il Sabiha Gokcen a oriente del bosforo, dista circa 45km dal centro di Istanbul. Per arrivare a  prendere il traghetto per attraversare il bosforo si deve fare tutta la parte orientale oppure prendere i vari traghetti, noi arrivando tardi non ci è stato possibile, allora abbiamo deciso di continuare per fare più strada possibile. Il traffico è terrificante.

In mezzo al caos abbiamo scelto di proseguire andando sui marciapiedi, contromano e dove si poteva. In superstrada che dall’aeroporto conduce alla zona litoranea la strada è in leggera discesa, il sole è caldo ma l’aria è fresca, pedaliamo con brio, andiamo spediti e questo ci illude di poter arrivare all’imbarco dei vari traghetti ma inutilmente. Verso le 23 decidiamo di fermarci a mangiare in uno di quei posti caratteristici e scopriamo che in Turchia non si può consumare alcolici e nemmeno birra in pubblico. Ho voglia di birra e invece devo accontentarmi di una coca cola. Il mangiare è particolare, a base di carne e verdure lesse. Dopo mangiato e a pancia piena ( si fa per dire ) proseguiamo cercando un alloggio e invece finiamo a dormire in un parco sul mare. Bellissimo e tranquillissimo, non montiamo la tenda, stendiamo i sacchi a pelo sul telo con a fianco le bici e …buonanotte, è stata una giornata intensa. La mattina ci svegliamo rilassati e tranquilli, dopo 15 minuti in bici scopro che il traghetto per il centro storico vicino al ponte di Galata era a un pochi chilometri. Con l’aiuto di una signora prendiamo i biglietti al distributore automatico con la sola scritta in turco i biglietti per Eminönü dove poi visitiamo la città vecchia. Istanbul è incredibile! La gente, le stradine, il mercato delle spezie e il più famoso nel quartiere di sultanahmet, la Moschea blu e ogni cosa ti lasciano il desiderio di non andartene via ma viene anche questo momento. Conosciamo due ragazzi greci che ci danno alcune info in generale sul come lasciare la città e ci apprestiamo ad andarcene verso l a nostra strada. L’uscita della megalopoli è ancora più trafficata perché verso Büyükçekmece ci sono molte zone industriali, superstrade a scorrimento ( veramente ) veloce! Arriviamo a sera con il tramonto del sole in una strana  terrazza sulla superstrada, molto grande, con giardini e parco adiacente. Ci sono anche alcune bancarelle dove vendono dolci e cozze già pronte e ciambelle. In un vicino supermercato ci andiamo a rinfrescare prendendo alcune cosa da mangiare e da bere ( finalmente birrrraaaaaa!!! ) mentre ci riposiamo della giornata tra le più impegnative dell’intero viaggio, dovuta solo al traffico e alla pericolosità della strada vediamo un altro “angolo notturno”, stanchi stendiamo i sacchi a pelo sull’erba e ci addormentiamo come bambini.

Fine della giornata a Büyükçekmece che è già buio, pedalando tutto il giorno senza soste particolari, oggi abbiamo percorso solo 60km! sono stati chilometri difficili, dove ogni momento, deviazione e direzione da prendere era difficile per la zona ad alto rischio e traffico veramente incredibile! Passata la zona industriale dove le autostrade s’intrecciano, rimane la sola superstrada a scorrimento veloce

Inutile ripetermi ma come ho già scritto la Turchia ha eliminato le strade vecchie per farci una… veloce superstrada che per la bicicletta non è il massimo. I paesi si vedono da lontano e si pedala sempre su questa super strada, diritta e con sali e scendi di parecchi chilometri che ti sfiancano prima mentalmente e poi fisicamente! Oggi abbiamo fatto circa 100km ma non siamo contenti, altre possibilità non ce ne sono. Incontriamo una coppia di Canadesi in una delle molteplici deviazioni dove cerco strade alternative ma inutilmente, loro sono in giro con bici leggere e poco bagaglio, hanno lasciato evidentemente il grosso del bagaglio altrove. Lui è un ex randonneur di vecchio stampo, Lei è tenace, pedala spedita, ha appena rotto il suo portapacchi e viaggia leggera mentre Lui gli porta tutti i suoi bagagli. Facciamo conoscenza pedalando appaiati sulla superstrada Turca ma ci salutiamo presto, ci rincontreremo ancora nei giorni successivi. Conosciamo un Turco che ci fa parlare al cellulare con suo cugino, parla benissimo l’Italiano perché viene in Italia spesso, scambiamo 4 chiacchiere e ci lasciamo proseguendo per la nostra strada. Sono gente simpatica i Turchi, magari un po invadenti ma in generale disponibili e alla mano, vogliono conoscerti e indirizzarti, ma sempre e solo verso la loro fantastica superstrada! Passiamo Takirdag e lasciamo definitivamente gli amici Canadesi ritrovati successivamente, sono diretti verso sud, a Canakkale, dove prenderanno un traghetto ritornando verso Istanbul. Proseguiamo e finalmente sentiamo l’aria di mare. La strada ora costeggia la costa, troviamo una pineta dove ci fermiamo per la notte. Al calar del sole e con il rumore per noi fantastico del moto ondoso ci addormentiamo ma stormi d’uccelli che hanno scelto la “nostra” pineta per passare la notte ci tengono svegli a lungo. Cosi’ ci svegliamo presto, smontiamo la tenda e facciamo i bagagli, per colazione ci fermiamo in un bar dove prendiamo un thè dove la bellezza di otto zollette di zucchero non lo fanno diventare dolce!! Oggi decidiamo di prendere un passaggio in bus. La superstrada che ci porterà fino alla frontiera è incredibile e pessima per le bici. Saliamo sul bus con hostess, dove per 10 euro ci fanno fare 80km e ci danno pure da bere senza limiti. Per me usare il mezzo pubblico con la bici è quasi una cosa incredibile, da non crederci, ma vista la situazione stradale e di traffico è l’unica soluzione. Così’ arriviamo a 30km dalla frontiera. Scendiamo dal pullman e pedalando arriviamo a 6 chilometri dove ha inizio la fila, 6 km dove un tir attaccato all’altro sono in sosta per passare in Grecia. Sorpassiamo tutti mentre notiamo che gli autisti stanno sotto al cassone che dormono o cucinano e scambiano 4 chiacchiere tra di loro, incredibile la vita che fanno! In frontiera non si degnano neppure di fermarci, solo quella in entrata ci controllano frettolosamente i documenti, evidentemente ispiriamo fiducia. Al di là della frontiera notiamo che c’è l’esercito, armato di tutto punto e molto attento. Soldati armati di mitra, filo spinato ecc. poi impareremo giunti in Italia delle sommosse in tutta la Turchia con addirittura delle morti di alcuni civili. Un fiume delimita e segna la linea di frontiera, da una parte ci sono filari di alberi e prati a perdita d’occhio e dall’altra risaie per chilometri. Mi fermo a fare delle fotografie facendo attenzione a non inquadrare i militari attenti e poi proseguiamo verso Alexandroupolis dove passiamo la notte tranquilla. A sera facciamo una passeggiata in questo paese di mare, dove ci sono un sacco di locali frequentati per lo più da ragazzi che si ritrovano ai vari pub dove la musica regna sovrana La mattina preparati i bagagli e caricate le bici m’accorgo che quella dell’Ilves ha una ruota a terra perciò devo scaricarla e aggiustare la foratura. Partiamo verso una strada poco trafficata con il mare a fianco, non bella ma naturale, dove il vento che soffia dal mare mette in risalto le canne di bambù piegate verso la montagna dove ci stiamo indirizzando, l’antica via Egnatia è li a pochi chilometri. Ora il paesaggio salendo sui monti è idilliaco, a fianco scorre la Egnatia Edos, l’autostrada che collega il porto di Igoumenitsa sul mar Ionio alla frontiera turca attraversando le regioni di Epiro, Macedonia e Tracia e della lunghezza di 670km. Proseguiamo sulla antica Egnatia passando diversi paesini molto caratteristici. Facciamo sosta per riposare e mangiare, il caldo è incredibile, sappiamo che a casa è ritornato l’inverno e qui ci sono 35 gradi! Passiamo Komotini, una cittadina che non ci dice un gran chè tanto che non ci fermiamo neppure continuando decisi verso la costa. Lagos è la nostra meta per stasera. Il vento sale fino a farci soffrire, a volte non riesco neppure a mantenere una velocità di 15kmh. Facciamo i 40km che mancano a Lagos dove arriviamo al tramonto sfiniti. Il paesaggio è incredibile, abbiamo il mare a destra e un grande lago a sinistra. Una lingua di terra ricca di flora e fauna e con molto vento, dove il sole diventa rosso fuoco. Dobbiamo sbrigarci a trovare un posto per la notte perchè Ilves è stanchissima e quando è in questo stato diventa nervosissima. I pochi chilometri finali diventano interminabili in questo stato, meglio stargli davanti alcuni centinaia di metri. Appena sistemati per la notte troviamo una trattoria dove ci uniamo ai soli clienti amici dei titolari, dove scegliamo il pesce direttamente sul tavolo dei padroni! La marcia riprende la mattina successiva ma decidiamo di prendere per strade interne. Ci hanno regalato una cartina del posto, molto particolareggiata che ci farà scoprire posti solitari e unici. Facciamo spesa nel forno del paesino, una ragazza ci regala il pane parlandoci dell’Italia dove sua sorella vive. Incontriamo sempre delle persone gentili anche in Grecia, dove non manca mai una parola o un gesto amico. Riprendiamo verso Kavala dove campeggi non ce ne sono e nemmeno sembra esserci la possibilità di dormire all’aperto. Kavala è una piccola Montecarlo. Il porto è colmo di ricche imbarcazioni, ristoranti e hotel di lusso sul lungomare sono pieni di gente, auto di un certo tipo che sfrecciano sul lungomare. Oltrepassiamo tutta la città e decidiamo al tramonto di passare una notte in un comodo letto con vista mare, una doccia, ceniamo e a nanna. Notte stellata e di luna piena. Ripartiamo la mattina e la strada ora fino alla penisola Calcidica fiancheggia il mare. Ci sono un sacco di calette isolate e noi visto che la strada è quasi deserta siamo sempre sulla corsia di sinistra per vedere meglio lo spettacolo. quasi fossimo in prima fila a teatro!. Scegliamo una spiaggia dove liberarci dei vestiti e ci tuffiamo in mare, la calura del mezzogiorno è notevole, rinfrescati mangiamo e dopo una piccola siesta ripartiamo verso Stavros. Ha inizio la penisola Calcidica, una tra le più belle zone della Grecia. A pochi chilometri dal paese vediamo che in spiaggia ci sono alcune “cabine” con docce libere e ne approfittiamo. Stavros è un paese caratteristico e pieno di ragazzi, ci sediamo ad un bar e prendiamo una granita mentre ci avvicina un ciclista di passaggio e facendo amicizia ci racconta del suo ultimo viaggio in bici che l’ha riportato a casa da Rostok in Germania. Ci da un sacco di informazioni su dove montare la tenda in spiaggia e sulla strada da farsi il giorno dopo. La serata passa così tra amici. La notte in spiaggia sarebbe stata ancor più bella se non fosse che alcuni ragazzi montate le tende vicino a noi hanno fatto baldoria, acceso un fuoco bruciando tutto quello che trovavano, pedane della spiaggia comprese e fatto baccano fino al mattino! Il sole del mattino ci sveglia presto così ne approfitto per smontare, caricare le bici e ripartire subito. La costa è veramente molto bella anche se impegnativa da pedalare visto le innumerevoli salite. Il panorama è fantastico, le calette naturali sono molte e tutte bellissime ma sono occupate da parecchia gente, ci sono anche furgoncini che vendono da bere e mangiare, proseguiamo e ci fermiamo solo in un paesino dove facciamo un bagno fantastico, la sabbia è di colore bianco e l’acqua ha un colore favoloso, siamo stanchi e accaldati. Usciamo dal mare e li, vicino alla spiaggia c’è una fontana dove ci risciacquiamo e ci rivestiamo rigenerati. Ora dopo esserci rinfrescati, lavati e rivestiti non ci resta che cercare un posto dove prendere da mangiare, espletato anche il lato piacevole della giornata ripartiamo. Ora la meta di stasera é Pirgadikia, dove passeremo la notte ma non prima di fare un passo in mezzo al niente, anzi no, un gregge di capre con due cani rabbiosi decidono durante la salita molto ripida di sbarrarmi la strada, senza farmi intimorire e con il richiamo del padrone rientrano per badare del gregge. Arrivo al passo e mentre aspetto Ilves scorgo un cane magrissimo che con molta paura cerca di farsi notare. Cerco di avvicinarlo mostrandogli da mangiare e da bere ma la paura è tanta e purtroppo si allontana nella macchia, gli lascio dell’acqua e da mangiare dove l’avevo visto e me ne vado. Purtroppo quella degli animali liberi è una nota dolente. Anche lo scorso anno in Albania avevamo notato molti cani, anche cuccioli, alcuni finiti sotto alle auto. Arriviamo dopo una discesa incredibile su Pirgadikia al tramonto. Il paese è molto piccolo, sul mare, con un piccolissimo porticciolo dove sono ormeggiate poche barche di pescatori e con una minuscola piazzetta. Facciamo un po di spesa per la cena nell’unico negozio dove troviamo un po di tutto, ci allontaniamo verso il porticciolo e alla sua estremità troviamo un giardinetto dove decidiamo di passare la notte dentro ai nostri sacchi a pelo avendo come tetto un sacco di stelle ma di altrettante zanzare! Sono costretto a montare la tenda perché una volta che la brezza serale si attenua le zanzare arrivano agguerritissime. Ci svegliamo piano, cullati dal mare, dal suo dolce moto ondoso, dopo aver preparato le bici ripartiamo. La costa è meravigliosa ma impegnativa. Fai una foto, bevi un po dalla borraccia, pedala, fai due chiacchiere  e ……uffff ci sono più salite che spiagge. Arriviamo a Metamorfosi e ci fermiamo per mangiare, il sole è alto, nonostante siamo a metà maggio il caldo si fa sentire. Ripartiamo, ora la strada è meno ruvida, si può pedalare meglio, più decisi. Il dilemma è se continuare lasciando per sempre il mare della penisola Calcidica e continuare all’interno per le montagne verso Salonicco oppure passare l’ultima notte in spaggia. Decidiamo di proseguire e così finiamo di pedalare verso sera in una vallata spettacolo. La vallata che ci porterà a Salonicco il giorno dopo. Sembra di assistere ad una scena di un vecchio film western. Varchiamo il passo e al nostro orizzonte vediamo solo pascoli verdi, nessuna abitazione, Salonicco è a 50 km, Ilves è in panico e inizia a sparlare. Vede solo lei, un locale e cerca di indirizzarmi invano, mentre parliamo fermi sulla strada scorgo un paesino a pochi km sulla destra arrampicato sulla montagna, Lei mi dimostra tutto il terrore di rimanere soli in mezzo ai monti affermando che è un paese fantasma, invece Galatista, così si chiama il paesino è abitato. Spingiamo le nostre bici così cariche tra le viuzze con le case tutte bianche, dove i vecchi siedono fuori sulle sedie basse. Le donne con i vestiti lunghi e neri e gli uomini con i capelli bianchi, ci guardano con gentilezza e ci salutano. Troviamo un posto dove mettere la tenda, nel giardino della chiesa, dove ci andiamo dopo aver mangiato in un piccolo locale gestito da una coppia di ragazzi. La mattina ci svegliano le campane e mentre ci prepariamo arriva il giardiniere che ci fa segno di fare con calma, ci affrettiamo lasciando libero il campo dove poi taglierà l’erba del giardino del prete. Qui la strada, quella che avrei voluto fare ieri sera è tutta in discesa per diversi km, è larga e diritta e non passano che poche auto. Sembra di pedalare avendo ai lati due ali di colline verdi, campi semi coltivati e di una bellezza unica, sembra velluto. Tutto finisce perché stiamo andando verso la seconda grande città della Grecia. Arriviamo a Salonicco dopo essere riusciti ad evitare non con poca fatica la tangenziale. Il traffico è come me l’aspettavo, incredibile. La città è molto grande e trafficata, mi dirigo verso il mare anche se non proprio, in periferia ci sono un sacco di fabbriche sul mare e cantieri navali. Passiamo Salonicco, la direzione è verso la stazione dei bus che ci porteranno o meglio che ci faranno evitare due giorni (che non abbiamo ) di trasferimenti in mezzo alla Grecia fino a Grevena. Arrivati scendiamo dal pullman e prendiamo verso Kalabaka, il paese vicino alla zona delle Meteore. Questa è la seconda deviazione dal percorso originario, il tragitto che avevo pensato fin dall’inizio. La prima è stata la penisola calcidica, zona povera ma a ridosso del mare, poco accessibile ai più perché scomoda e lontana dal consumismo, questa ancor più povera e posta in mezzo ai monti. Si passano vallate incredibilmente belle. Fiumi con grandi massi di colore scuro e levigati dallo scorrere delle acque a volte anche tumultuose, la strada scende fin quasi a sentirne la temperatura fresca per poi risalire in mezzo a pascoli di gregge con feroci cani addestrati da pastori ancora fuori dal tempo. Mentre sto pedalando in una delle innumerevoli salite del percorso sento abbaiare un cane, è lontano e mentre sento che si avvicino noto che è un abbaiare da cucciolo di media taglia. Lo vedo sbucare dal bosco, è impaurito e abbaia per paura, è magrissimo, ad un tratto scodinzola e si avvicina, io sono fermo al bordo della strada che aspetto la mia compagna, gli porgo la mano ferma ma non s’avvicina, allora tiro fuori dalla borsa una busta con del prosciutto e gli metto tutta la busta aperta per terra abbastanza vicino a me, continua a scodinzolare avvicinandosi un po, l’annusa e prova a mangiarne un po, proprio in quel momento arriva Ilves che era rimasta un po indietro e rimaniamo li a guardarlo mangiare contenti. Quando riprendiamo la strada Lui ci viene dietro abbandonando il mangiare, vuole compagnia evidentemente ma poi desiste dal seguirci e ritorna sui suoi passi. In questi momenti ci si sente fragili rispetto all’immensità e alla crudeltà della natura. Il cagnolino aveva un collare ma era a parecchi km da un centro abitato, forse non in vista c’era qualche casolare dove un padrone l’aspettava, ma la strada con i suoi pericoli era anche più vicina! Verso sera cerco di pedalare un po avanti rispetto all’Ilves, è il momento meno adatto della giornata per stargli vicino, è convinta che si debba rimanere “isolati” in mezzo ai monti con chissà quali pericoli naturali, io so che prima o poi troveremo un casolare, o addirittura un paesino dove mettere nelle vicinanze la tenda per passare la notte. E così è. Arriviamo ad un gruppo di case con un bar e un distributore, a fianco, in un giardino poco lontano dalla strada monto la tenda e sistemo le biciclette. Ilves va al bar a chiedere se fanno da mangiare. Dapprima il gestore ci garantisce il minimo, un panino e via, poi quando andiamo dentro verso l’imbrunire ci offre varie alternative. Gente molto alla buona che con i “turisti” non vogliono fare brutte figure, dicono che non hanno niente ma poi sciogliendosi offrono l’impossibile. Passiamo la sera a fianco di vecchietti che giocano a carte, la tv è accesa ma sono intenti a giocare, ogni tanto arriva il barista che gli porta da mangiare e da bere. Credo che a casa non cenano addirittura, optando per stare “in compagnia” al bar. Si vede che ci sono molti uomini soli e che preferiscono mangiare mentre fanno una partita a carte e due chiacchiere tra amici. La serata finisce così e mentre andiamo fuori sentiamo freddo visto che siamo in altura contornati da boschi con alberi di quercia. La mattina ripartendo avremo la conferma che siamo in mezzo a interminabili boschi di querce, circa 50 km di strade con quercie, fino alla nostra meta a Kalabaka! Ad un certo punto vedo Ilves che si ferma vicino ad un cartello stradale di pericolo generico con il disegno di un orso che avverte che è zona di ripopolamento orsi. Ogni tanto mi diceva che avremmo incontrato un orso, era una frase che andava ripetendomi da alcuni giorni e che io non prendevo sul serio, evidentemente aveva ragione. Arriviamo a Kalabaka verso l’ora di pranzo e ci fermiamo in una “kantina” a mangiare del pollo e poi andiamo al campeggio. Monto la tenda e disfiamo le borse lasciandole in tenda e poi la convinco d’andare sui monti a vedere le Meteore. Non sono più di 10km ma si deve andare a 700m , abbiamo la bici scarica, ora è più facile anche se abbiamo pedalato quasi tutto il giorno, la convinco e mi segue brontolando.

Arriviamo alla meteora più grande che come tutte le cose più belle è la più in alto e la più scomoda da raggiungere. Purtroppo arriviamo che stanno chiudendo, ci dobbiamo accontentare di ammirarla da fuori ma il panorama e lo spettacolo di essere in mezzo ad un luogo così particolare e unico al mondo ci ripaga di tutta la fatica fatta. Ritorniamo in campeggio e ci prepariamo un risotto al formaggio con pomodori e cetrioli, una delizia. Domani abbiamo l’autobus che ci porta a Metsovo. Questo è il secondo trasferimento in bus che facciamo. Il primo era programmato per guadagnare due giorni in una parte della Grecia non interessante, mentre questi pochi km è frutto di una promessa fatta ( a mio malincuore ) a Ilves perché di questi 30km di salita fino al passo Katara a 1700mt verso Metsovo li sentiva troppo al di fuori della sue capacità. Riprendiamo le bici e arriviamo a Ioannina, paese sul lago ad una altezza di 700mt slm. Sosta pranzo e via verso Igoumenitsa dove a sera ci aspetta un amico toscano per fare la traversata insieme. Purtroppo non sarà possibile arrivarci per alcuni problemi capitati alla bici dell’Ilves. A sera ci fermiamo a Vrosina vicino al ponte romano, dove monto la tenda a fianco di un ruscello idilliaco, facciamo un giro a fianco il ruscello che va a finire nel fiume a un chilometro a valle. Durante la notte che si preannunciava splendida con un cielo tranquillo e pieno di stelle, vediamo attraverso la tenda dei lampi a cui fanno seguito tuoni, tempo di organizzarci mettendo al riparo le borse ed inizia a piovere sempre più forte fino a che temo di dover passare una notte molto bagnata, invece la tendina tiene e così possiamo riprendere sonno. La mattina seguente riprendiamo questo pezzo di strada che è l’ultima parte della via Egnatia Odos e passa vallate e monti oltre i mille metri. Strada che non viene quasi più usata dai locali dopo la costruzione della superstrada. Inutile dire che la pace e tranquillità del percorrerla ci fanno sentire bene. Arrivato su al passo mentre cerco un posto dove aspettare Ilves, vedo poco più avanti una casa con un pergolato sul davanti, scendo dalla bici e vedo alcune persone affaccendate a parlare davanti ad un boccone e penso di prendere un caffè e farne preparare uno anche per lei, ma quando arriva stanca della lunga salita decidiamo di aggregarci vicino agli altri e prendiamo come il solito spunto del loro companatico per ordinarlo anche noi. Del pesce e delle uova preparate come loro costume ci ammaliano e ci stuzzicano, olive e altre cose semplici che ci fanno mangiare molto bene, poi alla fine beviamo quel caffè lungo e strano che avevo ordinato all’inizio e che è diventato un caffè fresco. Ripartiamo ma prima un copertone irrimediabilmente tagliato sul fianco, poi il pedale della mtb dell’Ilves ci costringe a chiedere un passaggio quando avevamo gli ultimi 30km tutti in discesa verso Igoumenitsa.

Nonostante due amici Irlandesi che avevamo già conosciuto in altri posti e che abbiamo condiviso parte del percorso proviamo ad aggiustare almeno il copertone visto che ci aspettano una trentina di chilometri tutti in discesa ma inutilmente.

Purtroppo oggi che è l’ultima giornata in terra ellenica ci capitano un paio di imprevisti che non ci fanno godere fine alla fine il nostro viaggio.

Arriviamo al porto smonto la ruota rotta e giro per la città a cercare i pezzi di ricambio.

Compro due copertoni, camere d’aria ma non trovo il ricambio del pedale. Torno al porto e rimonto tutto sulla mtb sperando che anche così i pochi chilometri che ci rimangono in Italia sia possibile farli in questo stato

La giornata finisce nonostante tutto, mentre saliamo a mezzanotte sul traghetto ritroviamo il gruppo italiano di appassionati con le vecchie Vespe che hanno fatto il nostro stesso giro. Il pomeriggio del giorno dopo arrivati ad Ancona prendiamo il treno per Castelfranco Emilia. Succede un ultimo inconveniente dovuto al fermo di 3 ore del treno per un guasto che ci farà arrivare non più verso le 21 ma dopo mezzanotte a Castelfranco Emilia, ora ci rimangono una ventina di chilometri da casa e a notte fonda e senza un pedale partiamo non prima di aver montato tutte le luci sulle nostre bici. Brava Ilves che dopo tutti i guai alla bici e pedalando per la prima volta di notte nonostante le sue paure e timori è riuscita a non farsi prendere più di tanto dal panico arrivando a casa anche se con mille problemi, ma con una felicità dentro sottolineata da un sorriso liberatorio appena varcato il cancello di casa nostra. Queste due settimane sono state molto interessanti in vista dei nostri futuri viaggi. Solo un rammarico, Gerusalemme dove la situazione ancora non propriamente tranquilla non mi fa sperare nell’ultima tappa che avevo in mente di fare per finire il trittico “ da Crevalcore a Gerusalemme” fermandomi a Istanbul, ma questo lo vedrò il prossimo anno. Le alternative non mancano per girovagare in lungo e in largo, non ultima la mia idea di fare il giro di tutte le coste italiane, ma vedremo, ho un sacco di mete e tanti posti che voglio vedere che questo non è assolutamente un problema.

Non mi piace stilare tabelle e nemmeno resoconti statistici, ma a volte serve farlo per ricordarsi di alcune cose, chilometri fatti e città o paesi visti.

Partenza dal Marconi a Bologna arrivo a Istanbul Sabiha Gokçen

Domenica 19 Maggio 2013 – Istanbul Fenerbahce Km 40  h 2,50

Lunedi 20 Istanbul Fenerbahce – Büyükçekmece Km 70  h 6,30

Martedi 21 Büyükçekmece – Tekirdag Km 105  h 6,45

Mercoledi 22 Tekirdag – Alexandroupolis Km 80  h 5,50

Giovedi 23 Alexandroupolis – Lagos Km 105  h 6,55

Venerdi 24 Lagos – Paleo Tsifliki ( Kavala ) Km 100  h 6,45

Sabato 25 Tsifliki ( Kavala ) – Stavros  Km 100  h 6,15

Domenica 26 Stavros – Pirgadikia  Km 80  h 7,30

Lunedi 27 Pirgadikia – Galatista  Km 70  h 5,50

Martedi 28 Galatista – ( Salonicco – Grevena trasf. ) Agii Theodori Km 70  h 4,50

Mercoledi 29 Agii Theodori – Kalabaka – Meteore  Km 65  h 4,50

Giovedi 30 Kalabaka – Ioannina – Vrosina  Km 60  h 4,20

Venerdi 31 Vrosina – Igoumenitsa  Km 50  h 4,40

Sabato 01 Luglio  Ancona FS – Castelfranco E. – Crevalcore  Km 30  h 1,30

Per vedere le fotografie da Istanbul a casa  cliccare qui

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