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Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate

Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate 

Molte tratte abbandonate sono state riconvertite in piste ciclabili, per la gioia di ambientalisti e turisti slow. Altre sono veri musei, da scoprire. Magari il 2 marzo, nella Giornata dei treni dimenticati. In bici sulle strade dei treni.

Succederà domenica in occasione della giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, la Confederazione della mobilità dolce che raccoglie al suo interno una articolata rete di gruppi e associazioni. Tanti gli eventi programmati in tutta Italia in questo week end, tra passeggiate, mostre e visite guidate, per far riscoprire ai cittadini il fascino dello spostamento lento, utilizzando eccezionalmente il treno ripristinato solo per la manifestazione, oppure le biciclette lungo i vecchi sentieri ferroviari.

 L’obiettivo della manifestazione è valorizzare questo vasto patrimonio riportandolo alla sua funzione originaria riattivando le linee, oppure trasformandolo in percorsi ciclabili, pedonali, in passeggiate equestri. Proprio come, per esempio, hanno già fatto da tempo in Spagna, dove la fondazione Vias Verdes ha dotato il paese di un sistema di 1.600 chilometri da percorrere in bicicletta o a cavallo, lontano dalle strade principali e immersi nella natura.

 In Italia ci sono più di 5.000 chilometri di linee ferroviarie abbandonate, la maggior parte per scelte che, col senno di poi, si sono rivelate decisamente sbagliate – dichiara Antonio Dalla Venezia, presidente della Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta, che all’argomento ha dedicato uno studio Dalle rotaie alle bici, a cura di Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi – Ora bisogna impegnarsi per prevenire l’assoluto degrado e distruzione di questo tesoro, puntando al riutilizzo dell’infrastruttura e alla sua riconversione.

 La prima mossa, dunque, è coinvolgere l’opinione pubblica, con un calendario ricchissimo di eventi, tra passeggiate, mostre fotografiche e presentazione di libri. Si va dalla valle del Tànaro in Piemonte, ai tesori d’arte in valle Olona in Lombardia, dall’ex ferrovia Fràmura-Levanto in Liguria al trenino Udine-S.Daniele in Friuli Venezia Giulia. In Emilia Romagna la ciclabile dell’ex ferrovia Vignola-Modena o fino a Finale Emilia o Mirandola. E ancora: in bici sull’ex rotaia da Massa Marittima a Follonica in Toscana, trekking da Spoleto a Norcia in Umbria, in bici sull’ex ferrovia Caprànica-Civitavecchia nel Lazio, alla scoperta del marchesato crotonese sull’ex rotaia in Calabria, la ferrovia del vino in Sicilia, la linea del carbone del Sulcis in Sardegna. Le città turistiche dell’Adriatico devono la loro fortuna proprio all’arrivo della ferrovia. Questi percorsi diventati ciclabili dove genitori-biker improvvisati portano i loro figli a pedalare indisturbati nella quiete della campagna, dove i pensionati si ritrovano per camminare e fermarsi per discutere del più o del meno, ritornando a scoprire luoghi dove da bambini li hanno visti passare intere giornate spensierate ad “alleggerire” le piante da frutta per il gran tribolare dei contadini. 

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