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Il viaggio

 

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Ci sono tanti modi e altrettante aspettative nell’affrontare un viaggio. Ci sono aspettative sul territorio, sui popoli che si andranno a conoscere e magari anche sui mezzi che si dovranno usare. Tralasciando i mezzi che variano a secondo delle zone e alle abitudini personali, per me la natura ed il territorio prende la parte maggiore, senza escludere il sociale. S’incontrano tante persone, ci si confronta e si socializza. Non voglio dire quale sia il miglior modo, ma per me significa molto vivere insieme a loro anche solo una giornata, una serata passata al caldo tepore familiare davanti ad un cous cous preparato insieme in cucina ed a racconti di vita propria con annessi usi e costumi popolari. Ricordo con piacere un episodio che voglio raccontare. Sono in mezzo ai monti, verso la fine della giornata arrivo in un piccolo villaggio, poche case, alcuni bimbi giocano con una specie di carrellino fatto di filo di ferro spinto a mano un po da tutti e non capendo di cosa si tratti mi fermo scrutando curioso il gioco quando una persona si avvicina chiedendomi la mia provenienza e da li iniziamo a dialogare. Di li a poco inizia prima a nevicare e poi a grandinare, il cielo ha dei nuvoloni neri i quali spinti da un forte vento fa cambiare radicalmente la giornata come succede in alta montagna. Il mio francese è sufficiente per capire il loro desiderio di aiutarmi per il cattivo tempo che incombe, ma anche per conoscere e conoscermi. Conoscere la motivazione del mio viaggio, perché viaggio da solo in bicicletta e perché proprio in quella valle di nessun interesse turistico. C’è il marito e la moglie con una vecchia badante, perché la moglie è reduce da un brutto intervento chirurgico. Vivono in piena autonomia come quasi tutti da queste parti. Hanno la terra che dà loro ortaggi e frutta, sottolineano prettamente biologici. “Tengono” degli animali e si prestano qua e la per servizi vari, tipo “mutuo soccorso”. Mi fanno strada facendomi visitare la loro casa, mi offrono una tazza di the alla menta com’è loro abitudine con gli ospiti e mi fanno vedere dove dormirò. La “stanza” è vuota, come pavimento e per letto ho un’unico tappeto più un tavolino rotondo, poi più nulla. Mi chiedono se voglio fare una doccia calda vedendomi infreddolito e un po bagnato e mi portano a vedere il bagno. Mi dicono che devo aspettare il tempo per scaldare l’acqua perché devono accendere la stufa a legna. La doccia è essenziale, un bidone, un catino e basta, ma apprezzata cento, mille volte più di altre cose! Mi dicono che il tavolino serve per la mia cena e quando chiedo di poter stare tutti insieme, vedo sui loro volti un largo sorriso. Cos’è la cosa che più si apprezza di un viaggio? non mi è difficile affermare che sono le persone che si incontrano lungo la strada.

Bon voyage et bonne chance

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