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I veri amici dell’uomo

Ultimamente sto facendo caso in modo particolare e voglio fare una dedica ai migliori amici che un viaggiatore in bicicletta può trovare sulla propria strada, il cane. Non è vero che veniamo attaccati da cani feroci, veniamo “accolti” nel loro territorio e non sempre siamo attaccati, molto più delle volte veniamo “avvisati” di uscire dal loro territorio. Ultimamente ho viaggiato fuori Europa e mai a caso sento sempre la vicinanza di un altro tipo di randagio, un nobile e più acuto osservatore della strada, il cane. Noi viaggiatori in bicicletta siamo considerati dei randagi, persone che viaggiano cercando di socializzare, di conoscere usi e costumi dei paesi che percorriamo con il nostro semplice e lento mezzo e durante questo girovagare incontriamo anche tanti cani. Il più delle volte sono animali che vivono nelle periferie o nelle campagne ai limiti di villaggi dove sono perennemente alla ricerca di cibo per sopravvivere e non senza fatica. Cercano sempre un approccio, sono festosi e quasi mai invadenti o pericolosi. Spesso nei villaggi si dividono il territorio dove passano i turisti e li accompagnano nel loro peregrinare senza nulla chiedere. Ero all’estremità nord dell’Argentina e con amico avevamo deciso d’impiegare una giornata per fare un’escursione a piedi, su al Mirador di Iruya. Passando nel villaggio per fare provviste ci avvicina un cane. Scodinzola e cerca di fare amicizia con i suoi occhi pieni di paura. La paura viene dal fatto che in certi paesi del mondo non esistono “cani di famiglia”, cioè, cani con una casa, con un padrone che dà da mangiare ogni giorno e dove alla sera viene ricoverato al coperto e al sicuro. Sono tutti randagi e come dicevo vagano in cerca di un padrone momentaneo per dare incondizionatamente affetto, ricevere una carezza e magari qualcos’altro. Siamo diretti sul punto più alto dove il mio amico Tim vuole fotografare il paese. Il cane ci segue, ogni tanto viene vicino come per essere rassicurato e gratificato con una carezza. Gli parlo accarezzandolo, siamo due randagi, due esseri che si stanno dividendo in tranquillità un sentiero in alta montagna. Lui va un po avanti e subito ritorna indietro, ti sembra che perlustri il percorso e ti venga a dire che va tutto bene e che la strada è quella giusta. Con questo avanti e indietro fa il doppio del nostro percorso. Saliamo, facendo oltre mille metri di dislivello, una passeggiata di circa 5 ore, Lui non si ferma mai, è sempre li e ci controlla sempre, ma vedo che il timore di non essere gradito è scomparso dai suo sguardo. Un po di acqua, un pezzo di pane e fila felice come non mai. Cosa ci vuole per fare felice un essere cosi dolce! Di ritorno vediamo la sua titubanza nel passare nei territori di altri randagi ma si fa sentire, un abbaiare deciso fa allontanare gli altri cani e ci scorta nuovamente nel villaggio dove siamo partiti, qui ci ringrazia avvicinandosi, strusciandosi e scodinzolando, allora gli do qualcosa ma sembra che non la cerchi, e con i suoi occhi incredibilmente dolci si gira e corre via felice. Ricordando questo episodio divento un po triste pensando a quanti animali “vivono” cosi, di quanti ne ho incontrati nei paesi che ho girovagato in bicicletta. In America Latina, Africa, ed in molti paesi d’Europa dove purtroppo la loro vita è solo questa. Se vedi un cane che si avvicina, non perdere paura, Lui ha più paura di te!

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