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La Mia Bolivia

Finalmente, dopo tante vicissitudini il racconto del mio viaggio in Sudamerica in bicicletta ha preso corpo e lo potrete leggere direttamente dal libro che tra pochissimo uscirà auto-pubblicato su Amazon oppure ordinandolo a me personalmente.

Qui una breve anticipazione:

Pedalare sul salar è un’esperienza incredibile ed esaltante, non ci sono aggettivi che possono descrivere ciò che vedo e che provo. Sentire il solo rumore del sale sotto alle ruote della mia bici, essere abbagliati da questo riflesso accecante, rimanere storditi da questa altitudine, tutto mi sembra, ma anche pressante. Il profondo silenzio e il nulla tutt’attorno, la sensazione di infinita pace, tutto questo lascerà per sempre tracce indelebili nella mia mente. Provo sensazioni contrastanti, un misto di libertà e di tranquillità interiore per aver raggiunto questa meta ambita e importante del mio viaggio, ma con un senso di irrequietezza per la stranezza e l’unicità di questo mitico posto. Mi giro da ogni lato e vedo solo bianco in terra e azzurro in cielo. I vulcani sono lontani un centinaio di chilometri e risultano cosi piccoli che, nonostante le ore passate a pedalare sul salar, non prendono forma nella loro maestosità, non ingrandiscono e non si avvicinano mai. Passo ore pedalando per guadagnarmi questa suggestiva e accattivante superficie e in questa tranquilla solitudine le gioiose e strane situazioni che ho avuto la fortuna di vivere finora si presentano nella mente gonfiandomi il cuore già frastornato dall’attuale situazione e dall’altitudine opprimente. Ogni tanto mi fermo per mangiare qualcosa e soprattutto bere, è importante rifornire l’organismo di liquidi e di calorie per portare a termine la tappa, ma intanto che rifornisco il corpo, rinfranco il mio spirito rimirando questa natura cosi assurda e particolare. Le ore passano e anche i chilometri sul GPS per fortuna. Lo strumento me ne indica una trentina ancora da superare per raggiungere la meta prefissata, quando si alza un vento fastidioso e contrario alla mia direzione. Sono le tre del pomeriggio, correggo la mia direzione consultando il GPS e immagino che i rimanenti 30 km li posso fare in poco più di due ore. Come mi sbagliavo! Aumentando il vento, mi costringe a diminuire drasticamente la velocità, perciò arrivo stremato, a sera inoltrata col buio. In tutto oggi ho 110 km, con gli ultimi 30 km, in particolare, anziché in due ore li ho fatti in quattro ore e poco più, ovvero nel doppio del tempo previsto, pedalando e camminando alternativamente per allentare lo sforzo fisico. Di fatto soprattutto il forte vento contrario, ma anche il terreno, il peso della bici e l’altitudine non mi consentivano di superare i 5 km orari. Però, come sempre, non tutti i mali vengono per nuocere perché questo ritardo mi ha consentito di essere partecipe di un tramonto surreale, unico nel suo genere fantastico e incredibile. Immaginare pazzesche cromature rosse che pennellano un cielo fatiscente in un paesaggio salato che riflette l’ora infuocata come cristallo, ebbene non siete ancora vicini a ciò che ho provato. Sicuramente devo riconoscere che viaggiare da solo mi consente di amplificare le emozioni perché posso gustare ogni momento a mio uso e consumo senza distrazioni e interruzioni di sorta, sono solo io il signore del mio tempo e in questo momento vorrei solo fermarmi guardando il sole tramontare lentamente; più che altro vorrei fermare il tempo per prolungare il mio stato d’estasi, gustandomi e centellinando attimo dopo attimo questo spettacolo.

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